Candidati prossimi e prossimi candidati: #civoti?

28 dicembre 2012 in News

Nelle prossime 48 ore (domani in alcune regioni, domenica in altre) si svolgeranno in tutte le province italiane quelle primarie per i parlamentari per cui così a lungo – da più di due anni – e almeno inizialmente in completa solitudine ci siamo battuti.
E ora, tenendo fede a quando dicevamo “candidiamoci tutti, candidiamoci dappertutto”, siamo pronti a giocare il nostro pezzo di partita, in competizione leale con tanti altri competitor del Pd in questo primo esperimento di primarie per il Parlamento, che nell’auspicio nostro e di tutti dovranno diventare il metodo ufficiale con cui i nostri elettori si esprimeranno anche nel futuro.

I gruppi locali di Prossima Italia sono tutti, ma proprio tutti impegnati, in questi giorni, nella campagna elettorale più breve della storia. Purtroppo, alcuni bravi e promettenti aspiranti si sono fermati contro l’ostacolo delle troppe firme da raccogliere in troppo poco tempo – e contro certe direzioni provinciali non particolarmente contendibili – come ad esempio Daniele Viotti a Torino, Alessandro Lanteri a Sanremo, Paolo Della Ventura a L’Aquila, Vincenzo Acampora a Napoli, Giulia Morini a Modena. Un guaio causato dal poco tempo disponibile e da regole poco inclusive che sicuramente andranno migliorate, la prossima volta, ma che comunque non hanno impedito a molti altri di arrivare a comparire regolarmente sul tabellone elettorale della loro provincia.

Chi segue l’attività di Prossima Italia conosce alcuni di questi nomi come ricorrenti, altri sono candidati cui gli attivisti di Prossima daranno una mano e, banalmente, il loro voto, altri ancora sono personalità che non sono coinvolte direttamente nel nostro movimento, ma con cui abbiamo spesso collaborato, e che per questo consigliamo di votare e di far votare: Alessandro De Venuto e Luca Pastorino a Genova, Claudia Deagatone ad Alessandria, Beatrice Brignone ad Ancona, Samuele Agostini a Pisa, Antonio De Caro a Bari, Alessia Manfredini a Cremona, Costanza Mottino a Biella, Thomas Castangia e Romina Mura a Cagliari, Raffaele Viglianti a Latina, Domenico Agnello a Palermo, Ottavia Camona nel Verbano, Salvatore Vassallo e Sandra Zampa a Bologna, Marco Di Maio a Forlì, Paolo Gandolfi, Marco Catellani e Roberta Pavarini a Reggio Emilia, Annapaola Cova e Francesca Terzoni a Milano, Alessandro Martini a Frosinone, Teresa Esposito a Vibo Valentia, Mara Morini a Parma, Paolo Coppola a Udine, Carla Rocca a Bergamo, Giorgio Ferrero ad Asti, Chiara Braga a Como, Marco Donati ad Arezzo, Lucrezia Ricchiuti a Monza, Felice Casson e Francesca Zottis a Venezia, Luigi Creazzo a Vicenza Sara Battistini a Varese, Chiara Scuvera a Pavia, Gianni Sanna a Oristano, Patrizia Ferreli nell’Ogliastra, Luisa Puggioni a Nuoro, Regina Milo a Napoli, Angela Cossiri a Fermo, Alessia Rotta a Verona, Anna Maria Angileri a Trapani, Agnese Mascellani a Lecco, Andrea Viola a Olbia-Tempio. In più, ovviamente, Giuseppe Civati in Monza e Brianza.

A tutti loro, e a tutti noi, va un in bocca al lupo e un augurio di buone primarie.

Botta e risposta con Neelie Kroes

17 dicembre 2012 in News


La nostra risposta alla lettera della vice Presidente della Commissione Europea Neelie Kroes sul futuro dell’Agenda Digitale italiana.

Caro / Cara amica,
Colgo l’opportunità di scriverLe in quanto gli eventi recenti mi portano a  preoccuparmi seriamente sulle prospettive dell’ Agenda Digitale italiana. Nel settore digitale, l’Italia ha sempre avuto grande potenziale e qualche ragguardevole successo. Vale la pena ricordare la creatività delle sue industrie dei contenuti ed il grande successo nell’uso dei dispositivi mobili come gli smartphone. Eppure l’Italia ha anche una sfida importante con cui confrontarsi per garantire che ogni italiano possa approfittare pienamente delle opportunità del digitale. Mi sorprende constatare che circa il 40% degli italiani non ha mai usato Internet. In un momento in cui l’economia digitale in Europa sta crescendo sette volte più velocemente del resto dell’economia tradizionale, non possiamo permetterci questo divario.

È per questo motivo che sono alla ricerca del Suo sostegno e che Le chiedo il suo supporto per mobilitare le forze politiche per l’approvazione del Decreto Crescita 2.0 che contiene norme essenziali ed indifferibili per l’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana. Le sarei veramente grata se condividesse il suo sostegno e appoggio anche attraverso i suoi canali online di comunicazione come i social media. L’agenda digitale italiana è al di sopra della politica; non si tratta di una questione di parte, è un passaggio vitale per assicurare l’adozione di un approccio integrato nel campo delle politiche di crescita Italia, così vitale per il futuro di tutti gli Europei. Non si può dilazionare ulteriormente l’approvazione di una legislazione necessaria a colmare il grave ritardo dell’Italia rispetto ai Paesi piú virtuosi d’Europa.
Spero che lei sia d’accordo sull’importanza che questo slancio riveste per l’Italia e l’Europa».

Neelie Kroes, vice Presidente della Commissione Europea

Cara vice Presidente,
come vede, anche questa volta l’Italia ha ascoltato l’Europa. Il decreto Crescita 2.0 è passato e con essa l’agenda digitale. Ci permetta però una constatazione di sano realismo. L’Agenda digitale italiana non è al di sopra della politica, è  politica reale e vera. Per questo siamo a dirle che  quello che lei definisce “passaggio vitale”, in realtà,
ahinoi è l’ennesimo  vorrei ma non posso su cui la strategia innovativa italiana poggia ormai da troppo tempo.

Non c’è infatti quello shock tecnologico che avremo desiderato ed auspicato, propostoci dal governo Monti e nel suo plenipotenziario Ministro Passera, pure lui peraltro un pò scettico sulle reali possibilità di implementazione del
decreto legge.  Le parole all’insediamento, il 12/12/2011 erano queste “La banda larga dovrebbe essere una delle priorità nell’azione di questo governo nei prossimi mesi”  Oggi, sulle risorse destinate alla causa si precisa“sono
quelle che è stato possibile mobilitare in un contesto difficile in cui il governo non può prescindere dalla volontà di tenere in equilibrio i conti pubblici”.

Insomma, In questa legislatura siamo passati dagli 800 milioni del Piano Caio, ai 300 milioni scarsi di Romani, ai 150 di oggi. Ed una bella serie di iniziative ed enunciati che difficilmente vedranno la luce, se non con un impegno profondo del prossimo governo.
Ecco, vice Presidente. Il Prossimo governo. Chi succederà a Monti dovrà crederci di più nella parola innovazione, che in Italia è sinonimo di ripresa e di equità. Dovrà coniugarlo paradossalmente in un paese che guarda con distacco la ricerca e lo sviluppo tecnologico, ma ha grandi numeri e potenziali in termini di consumatori.
Chi governerà dovrà far avvenire quel miracolo  culturale che ancora manca, quella di considerare l’innovazione tecnologica come un’industria portatrice di sviluppo e non come un gioco elettronico capace di divertirci ogni tanto e di
farci apparire moderni. Dovremo competere in ricerca e servizi avanzati, in controtendenza rispetto a quanto visto negli ultimi anni, incluso quest’ultimo.

Cara vice Presidente, noi il passaggio vitale lo stiamo ancora aspettando. O meglio, stavolta vorremmo esserne protagonisti.

V for Vittoria

12 dicembre 2012 in News


Oggi è il giorno in cui possiamo celebrare un grande risultato: il Pd farà le primarie per scegliere i prossimi parlamentari. I leader del Pd hanno parlato, augh. Ormai la valanga ha fatto massa, e nessuno la potrà più fermare. E partì con un sassolino, perché due anni fa, quando primi e assolutamente soli iniziammo a parlarne, descrivendo questa battaglia campale come un tema centrale per la nostra tenuta democratica, gradimento e interesse generale erano vicini allo zero assoluto, quando non apertamente ostili.
Era un tema politicista, e comunque il Pd non le avrebbe fatte mai: che se avessimo avuto un centesimo per tutte le volte che ce lo siamo sentiti ripetere, oggi non avremmo più bisogno di una pagina per le donazioni sul nostro sito (che è un po’ un invito implicito a sostenere il lavoro fatto, al vostro buon cuore).
E invece ci siamo, urrà per il Pd. Urrà per un partito che, al netto di qualche ritardo, davvero si mette nella posizione migliore per affrontare le prossime elezioni, e per vincerle. Per recuperare un po’ di cittadini delusi, per dare almeno una prima risposta al rifiuto della politica, tra altre che comunque dovranno seguire.
Un leader scelto dal popolo, e i suoi parlamentari lo stesso: e un bel pezzo, un pezzo enorme di campagna elettorale è già fatto. Che è anche un bel risparmio, mentre dall’altra parte non sono riusciti a trovare nulla di meglio del già noto ai casellari, il miliardario vecchio, ossessionato e ossessivo.

E quindi, è tempo di rilassarsi? No, non ancora, calma e gesso ancora per un momento. Primo, banalmente, perché adesso bisogna candidarsi. Tutti, dappertutto, come dicemmo l’anno scorso coniando un felice slogan. Qualcuno lo sta già facendo, la strada è quella e bisogna rompere gli indugi.
Poi perché bisogna capire quali sono i termini della contesa. Il dado è tratto, nei prossimi giorni, e in particolare alla Direzione Nazionale di lunedì, finirà di rotolare e sapremo che numero è uscito. La data, per prima cosa: il 29 accorcia di molto tutto il processo, perché in due settimane si dovrebbero approvare le regole, raccogliere le firme o quel che servirà per presentare le candidature, fare un minimo di campagna, e poi votare tra una fetta di panettone e una di cotechino. Il Governo sembra orientato a farci votare le politiche il 17 febbraio, e la buona notizia è che le firme da raccogliere potrebbero essere la metà. Nella nostra petizione, che in due giorni ha quasi raggiunto le 5mila firme, suggerivamo la data del 12 o del 13. Se proprio è troppo tardi, in mezzo c’è ancora il weekend del 5, e comunque continuare a firmare e far firmare può tornare utile a sollevare la questione.
Altro punto da chiarire, chi potrà votare: l’idea di una consultazione tra soli iscritti pare destituita di fondamento. E questo è un bene. C’è un’albo degli elettori appena creato nelle primarie per la scelta del premier, si può magari pensare a una nuova apertura delle registrazioni, pure on line. Senza voler riaprire il vaso di Pandora della discussione delle regole, per carità.
Infine, la divisione dei collegi. L’Italia è fatta di realtà diversissime tra loro, ma tenere i collegi del Porcellum così come sono, in qualche territorio, vorrebbe dire far scegliere ai nostri elettori tra decine e decine di candidati, spalmati tra province lontane tra loro e anche piuttosto diverse. Come primarie sarebbero un po’ snaturate, si tratterebbe piuttosto di un proporzionalone fatto in casa. Meglio collegi piccoli, più o meno corrispondenti alle federazioni del Pd, o anche più piccoli dove le federazioni coprono metropoli sopra il milione di abitanti. Perché le primarie sono la possibilità di scegliere tra proposte e numero di candidati diversi, in una misura calcolabile e sostanzialmente dalla logica maggioritaria. Altrimenti diventano un’altra cosa.
Tutte questioni che i lettori di Prossima conoscono già, che hanno sentito ripetere fino allo sfinimento, per quelle cento volte in cui abbiamo postato il nostro regolamento, la nostra proposta sulla cui base, pare, si discute in queste ore. Che è una bella soddisfazione, anche se ufficialmente noi non dovremmo saperne nulla.
E infatti non lo sappiamo, lo sapremo nei prossimi giorni, lunedì – si spera – di sicuro. Fino ad allora, andiamo avanti a lavorare. Giusto una piccola pausa per goderci la soddisfazione di aver spostato una montagna, avendo cura non ci cascasse addosso, e avendo per fare leva poco più di uno stuzzicadenti.

Natale con i tuoi, Parlamento con chi vuoi

12 dicembre 2012 in News


Da un’idea di Pippo Civati, testi di Elly Schlein, disegni di Andrea De Carli (che ringraziamo infinitamente per la disponibilità).

Qui c’è la petizione, firmate e fate firmare.

Una firma per #primarieparlamentari

11 dicembre 2012 in News


E’ on line da pochi minuti una petizione pubblicata congiuntamente da Pippo Civati e Salvatore Vassallo, estensori e proponenti di una proposta di regolamento per le primarie per i parlamentari, e da lungo tempo impegnati nel Pd per promuoverle.
L’appello è rivolto a tutti gli elettori e le elettrici, del Pd e del centrosinistra, e l’invito è a sottoscriverlo per accelerare ulteriormente una decisione ormai irrevocabile, visto l’accelerarsi della fine della legislatura.
Nella petizione si chiede che i prossimi parlamentari vengano scelti, stante il Porcellum, con consultazioni aperte, si propone un modello di regolamentazione aggiornato, si chiede di procrastinare di pochi giorni la scadenza per la presentazione delle liste, e di fissare nella prima data utile, il 13 gennaio, il giorno delle consultazioni.
Un appello da firmare e da far circolare il più possibile.

Un’economia sbullonata

11 dicembre 2012 in News


La notizia era su IlSole24Ore di domenica ed è stata ripresa ieri da Rainews24. La multinazionale Wurth, praticamente monopolista in Europa della produzione di viti, bulloni e utensileria affine, ha sospeso la fornitura a 40.000 imprese italiane perché inadempienti rispetto a pagamenti dovuti.

Vorrei limitarmi a elencare due o tre corollari di questo annuncio:

1) Da oggi ci sono 40.000 imprese italiane che non hanno neanche viti e bulloni per lavorare. Questo vuol dire che in questo paese le banche non mettono a disposizione delle piccole imprese neanche la liquidità di cassa, quella che serve per l’attività corrente.

2) Non tutti i monopoli disturbano allo stesso modo la Commissione Europea, evidentemente. Ma questo la sapevamo già: se non c’è un Governo che lamenta pratiche monopolistiche che svantaggiano le proprie imprese, la Commissione tende ad essere sorda e cieca. Forte con i deboli, debole con i forti.

3) Se questa straordinaria iniziativa dovesse essere confermata, e dovesse trovare imitatori, i popoli europei devono ancora vedere il peggio della crisi.

Ha ragione Bersani a dire: “European policy cannot be focused exclusively on austerity”, ma le proposte di policy per l’Italia e per l’Europa, che certo non erano nella famosa Agenda Monti (e derivati vari), e neanche si esauriscono con l’aforisma fassiniano“il lavoro al centro”, sono tutte da costruire. E ormai sono l’urgenza dell’urgenza.

Allora, la “nostra” notizia è che noi proveremo a dare il nostro piccolo contributo perché pensiamo che questo debba essere il tema centrale della prossima campagna elettorale, dato che su questo si possono costruire speranze per il futuro da far crescere fuori dalle isterie dei mercati finanziari.

Il panettone democratico

7 dicembre 2012 in News


Riuscirà il Governo Monti a finire la legislatura sotto i resistibili ma ancora letali colpi di un Berlusconi pronto a (ri)tornare in campo? Riuscirà questo paese a normalizzarsi dopo 17 anni di anormalità e un anno di amministrazione controllata? Riusciranno gli italiani a scegliere i prossimi parlamentari, o almeno, in assenza di una migliore legge elettorale, riusciranno a farlo gli elettori del Pd con le primarie? Riusciremo a mangiare il panettone, o se lo mangerà lo spread di nuovo in salita? Vediamo.

C’è tempo, non c’è più tempo
La minaccia della fine anticipata della legislatura, unita alla notizia della ridiscesa in campo di Berlusconi, come primo effetto ha fatto risalire lo spread, gli interessi sul nostro debito pubblico, e il pericolo di fallimento di tutto il Paese.
Con un secondo effetto collaterale, secondo ma non secondario. Se il governo Monti cadesse oggi, se le elezioni politiche venissero convocate in febbraio, entro pochi giorni tutti i partiti dovrebbero compilare la liste e scegliere le candidature, anche il Pd. Non ci sarebbe tempo per nessuna forma di consultazione: non con le primarie, nemmeno tra gli iscritti. Avremmo di nuovo un Parlamento di nominati, anche nel campo del Pd. il contraccolpo, per la mancata rappresentatività degli eletti, l’assenza di contatto con l’elettorato, sarebbe forte.
Noi chiediamo al Pd di occuparsene da due anni, ci veniva risposto che c’era tempo, ora c’è davvero il rischio che il tempo non basti. Se sarà un falso allarme, se il governo reggerà, sarà bene ricordarsi del pericolo passato non per rilassarsi, ma per agire, in fretta. Interpellata da Pippo Civati, Rosy Bindi ha risposto ieri che una direzione nazionale è comunque prevista entro natale, e che l’argomento è sul tavolo.
Speriamo si faccia in tempo, perché in caso contrario le eccezionali percentuali che i sondaggi danno al Pd in questi giorni non terranno a lungo.

37,8
E’ la percentuale attribuita al Pd da Demos, a proposito di sondaggi. Uno studio molto interessante, che rivela altre cose notevoli. Ad esempio, che per il 53,5 per cento dei nostri elettori il Pd dovrebbe “puntare ad allearsi con i partiti della sinistra, anche a costo di non allearsi con l’Udc”, mentre solo per il 19 per cento si dovrebbe preferire l’Udc alle forze di sinistra, e solo per il 17,7 servirebbe una grande coalizione.
Si tratta di un orientamento facilmente prevedibile, per chi bazzica la base democratica, e anche per questo l’argomento è oggetto di uno dei nostri ReferendumPD. Un quesito da taluni bollato come impolitico, ma a quanto pare, evidentemente, assolutamente opportuno.
Sempre a proposito dei ReferendumPD, come nota a margine, si segnala l’approvazione della norma sull’incandidabilità, proprio ieri, nel bel mezzo della crisi. Anche questo un argomento dei nostri referendum, anche questo un segno della centralità del tema (anche se, nello svolgimento di questo Governo, il risultato è meno stringente di quanto proponevamo noi).

Ancora regole
Con l’argomento primarie per i parlamentari entrato finalmente nel mainstream mediatico, si è tornato a discutere di regole. Ancora? Sì. Applicare un meccanismo se non maggioritario, quasi, ai collegi del Porcellum, organizzare l’assegnazione dei posti in lista, rispettare l’alternanza di genere e garantire la rappresentatività dei territori sono le necessità che complicano il busillis. Eppure è tutto fattibile, come dimostra il regolamento realizzato da Prossima Italia con alcuni tra i massimi esperti dell’argomento, e presentato all’assemblea nazionale del Pd in gennaio e luglio.
Con un solo aggiornamento da tenere presente, rispetto alla registrazione dei votanti e la pubblicità dell’albo. Che l’argomento è poi stato normato, anche se in modo difficoltoso, durante le ultime primarie, e quindi resta inteso che: la base elettorale è quella già registrata, più quella che si può registrare ex novo in tot giorni precedenti al voto, compreso quello del voto stesso; e che l’albo non necessita di esser pubblicato, come stabilito anche dal Garante della Privacy. Per tutto il resto, il modello c’è ed è a disposizione del Pd, come efficacemente illustrato ieri su Europa.

#primarieparlamentari
E quindi? Quindi è il caso di insistere – e di sostenere la nostra campagna, anche con una donazione, a partire da qui – su web e social network (gli hashtag sono #primarieparlamentari e #noncirestachescegliere): il tempo stringe. Quanto ai ReferendumPD, dopo l’impegno di Bersani a normare lo strumento, nei prossimi giorni faremo un recall dei comitati, fisseremo una data di fine campagna e porteremo quanto raccolto in assemblea nazionale.
Sperando che ci sia ancora abbastanza tempo da arrivare a mangiare il panettone democratico.

#primarieparlamentari: non basta volerle, ora bisogna farle

4 dicembre 2012 in News


Non basta volerle, le primarie per i parlamentari, anche se è indubbiamente un enorme passo in avanti il fatto che siano divenute patrimonio comune, in tutto il Pd, prima grazie all’espressione favorevole di molte federazioni locali e regionali e poi, in maniera ancora più evidente, per interesse esplicito manifestato dai candidati in corsa alla candidatura a premier.
La questione, ora, è stabilirle, e normarle, ufficialmente, una volta per tutte. Prendere una decisione chiara e univoca, che detti almeno i tempi, è piuttosto semplice. Basta convocare una direzione o un’assemblea nazionale, che comunque sarebbe opportuna, a questo punto, anche per salutare la scelta del prossimo candidato a premier.
Poi bisogna normarle, bisogna trovare il modo di incastrare un sistema sostanzialmente fatto di collegi e di maggioritario nell’impianto dell’infame Porcellum, e farlo in modo da garantire che ogni territorio, ogni federazione, abbia almeno la possibilità di eleggere un rappresentante al prossimo Parlamento. Per niente facile, se non fosse che, fortunatamente, qualcuno quel lavoro lo ha già fatto. E l’ha fatto Prossima Italia, presentandolo al Pd sin dallo scorso gennaio, e poi di nuovo a luglio.
Un regolamento realizzato da alcuni tra i maggiori esperti di primarie, semplice, funzionale, rappresentativo. Discutibile e migliorabile, come tutte le cose, ma sicuramente una base, un’ottima base di lavoro, che già alcune federazioni hanno adottato come modello. Che Prossima Italia, di nuovo, mette a disposizione di tutto il Partito Democratico. I tempi sono maturi, non ci resta che scegliere. E, per chi vuole contribuire a questa campagna, qui c’è la nostra pagina delle donazioni.

ReferendumPD, la risposta di Bersani

28 novembre 2012 in News


Come sa chi segue le iniziative di Prossima Italia, la scorsa settimana abbiamo chiesto ai candidati di queste primarie, e in particolare ai tre del Partito Democratico, di esprimersi sull’iniziativa dei ReferendumPD che abbiamo lanciato in questi mesi: sullo strumento, sulla proposta di regolamento realizzata da Doparie, e sui singoli quesiti. Lo abbiamo chiesto nella settimana precedente il primo turno, e ieri abbiamo ricevuto la risposta inviata da Pier Luigi Bersani, che domenica andrà al ballottaggio con Matteo Renzi. Eccola.

Cari amici del Comitato Nazionale ReferendumPd,
ho ricevuto la vostra lettera del 16 novembre 2012 che si occupa di un’iniziativa che sto seguendo con attenzione. Anche io, infatti, ritengo che lo strumento di consultazione dei referendum previsto dal nostro Statuto possa rappresentare un formidabile strumento di democrazia diretta in grado di favorire il confronto tra gli iscritti e i simpatizzanti del Partito democratico.
Desidero ringraziarvi anche per la raccolta del materiale informativo consultabile sul vostro sito, per l’attività degli oltre settanta comitati che avete costituito in Italia e resto in attesa della consegna da parte vostra dei diversi contributi annunciati che potranno costituire un’utile base di discussione e di approfondimento per tutti i democratici.
Tra le ragioni che mi hanno indotto a volere fermamente le primarie c’è la costituzione di un Album degli elettori dei democratici e dei progressisti. Proprio in questi giorni stiamo lavorando con tutte le nostre energie e con il contributo di migliaia di volontari alla realizzazione di questo obiettivo e spero di poter contare anche sul vostro aiuto. Nelle mie intenzioni questo Album potrà costituire la base, messa a disposizione di tutti gli iscritti al Partito democratico, per favorire iniziative di democrazia partecipativa simili a quella promossa dal Comitato ReferendumPd che potranno avere nella piattaforma web il luogo privilegiato di attuazione.
Anche il mio impegno nell’applicazione dell’articolo 49 della Costituzione relativo alla democrazia interna ai partiti tende allo stesso obiettivo riformatore.
Rispetto alla richiesta di rispondere ai quesiti posti, in qualità di segretario del Partito democratico, penso sia opportuno rimandarvi alle diverse deliberazioni prese nei singoli ambiti dagli organi collegiali del partito in questi anni, ma mi riprometto, una volta terminate le primarie, di affrontare la questione nella consapevolezza che proprio questo strumento di democrazia partecipativa vada nella comune direzione da noi perseguita.
Con i migliori auguri di buon lavoro.

Pier Luigi Bersani

#primarieparlamentari: non ci resta che scegliere

22 novembre 2012 in News

«E digli, che io… gli ho voluto più bene che a… Uguale!».

Comunque vadano a finire le primarie del centrosinistra, tra questa domenica e la prossima, il dibattito tra i due principali competitor ha prodotto un primo, importante risultato. Quello di ammettere che, a prescindere dal risultato, con questa legge elettorale, il Partito Democratico non permetterà che i suoi prossimi parlamentari siano nominati dall’alto, decisi nel chiuso delle stanze e divisi tra fazioni secondo regole spartitorie. Perché la scelta del leader che si svolge in questi giorni è importante, ma la scelta dei parlamentari lo è altrettanto, come insegna quest’ultima legislatura, ed è importante che i nostri elettori abbiano voce in capitolo in entrambi i casi.

Si tratta di una battaglia, quella per le primarie per i parlamentari, che Prossima Italia combatte da molto tempo. Che abbiamo portato in Assemblea Nazionale, più volte, in fasi in cui ancora sembrava possibile finire la legislatura con un sistema elettorale migliore di quello che, forse e solo forse con qualche modifica, non necessariamente in meglio, resterà in vigore. Abbiamo strappato, in quelle occasioni, un impegno vago, che doveva ancora concretizzarsi: ma il tema ha faticato a emergere in tutta la sua importanza, che invece è evidente.

Le primarie hanno fortunatamente cambiato questo andamento carsico, ed è stato uno dei suoi effetti migliori, tanto che, nei giorni scorsi, sia Pier Luigi Bersani che Matteo Renzi, oltre a Laura Puppato che già si era espressa a favore, hanno garantito che, in caso di una loro vittoria, non sarà il palazzo a scegliere i prossimi parlamentari. Saranno gli elettori del Pd, attraverso le primarie. E’ un grande passo in avanti, ed è un impegno a cui tutti dovremo guardare, dopo il 3 dicembre, perché sia effettivamente mantenuto.

Primo, sollecitando la discussione di un regolamento: l’organizzazione di primarie locali, effettivamente contendibili, e in cui ogni territorio abbia effettivamente la possibilità di avere in una posizione realisticamente eleggibile della lista un posto, non è semplice. Come Prossima Italia, avevamo organizzato l’incontro di alcuni tra i più riconosciuti esperti di primarie del partito e del paese, un gruppo che per altro nel tempo si è poi variamente schierato, in queste primarie per il candidato premier, e che quindi non è sospettabile di partigianerie. Quel lavoro, qualificato e approfondito, era poi giunto a sintesi nella proposta di regolamento che presentammo in Assemblea Nazionale, e che oggi rimettiamo di nuovo a dsposizione di tutto il Pd.

Secondo, monitorando e sollecitando questo processo perché sia breve, non essendoci in realtà più molto tempo da perdere. Organizzando una campagna ad hoc, se riusciremo a reperire i mezzi, a cui tutti potranno contribuire facendo una donazione al nostro conto. Perché il commento dei risultati di quanto accadrà nei prossimi giorni, e la fase successiva di stabilizzazione dello schieramento, con le ultime fasi del Governo in carica, le ultime polemiche sul Porcellum, la definizione dell’election day, le alleanze e chissà cos’altro non occupino completamente tutta la scena, e non seppelliscano di nuovo questo tema fondamentale fino al momento in cui, fatalmente, sarà davvero troppo tardi per occuparsene.