No Porcellum, il nostro impegno continua

2:23 pm in News da valeria fabbrini

Ieri  è stata pubblicata la sentenza di rigetto della Corte Costituzionale, in altri termini sono uscite le motivazioni della bocciatura da parte della Consulta dei quesiti referendari per l’abolizione del Porcellum. Sono considerazioni di natura tecnica (ve le riporto qui) che ci si aspettava ma che occorre fissare con chiarezza soprattutto nel rispetto dei quel milione e 200 mila firme che come Prossima Italia abbiamo contribuito a raccogliere nei mesi di agosto e di settembre.

I quesiti referendari sono stati bocciati per una mancanza di chiarezza (in special modo il secondo quesito) e per il rischio di un vuoto normativo in caso di abrogazione del Porcellum (il primo quesito) .

Sottolinea la Consulta che gli organi costituzionali o di rilevanza costituzionale non possono essere esposti neppure temporanemanete alla eventualità di paralisi di funzionamento, anche solo teorica.

Tale principio postula necessariamente, per la sua attuazione, l’operatività costante delle leggi elettorali relative a tali organi. In altri termini, se il Referendum elettorale fosse andato a buon fine, secondo la Corte avrebbe portato all’eliminazione di una legge costituzionalmente necessaria, che deve essere operante ed auto applicabile, in ogni momento, nella sua interezza.

Le reazioni politiche a questa decisione erano inevitabili: non intendiamo dubitare dell’operato dei giudici, tuttavia è evidente che fra i promotori e in coloro che hanno speso risorse ed energie in questa battaglia una speranza lecita era che si tenesse conto delle buone intenzioni del “legislatore referendario”. In altre parole che si avesse fiducia nella realistica intenzione da parte dei proponenti di far rivivere il Mattarellum anziché di delegificare lasciando sprovvisto di legge elettorale il nostro sistema. Come sostiene Salvatore Vassallo molti puntavano sul fatto che non esistessero cause ostative alla revivescenza.

Sbagliando, evidentemente.

Inoltre, bisogna escludere anche di sospettare che tutto questo sia sensato per il buon vivere di questo governo tecnico. Non riteniamo infatti che la battaglia per una legge elettorale più giusta che andasse nella direzione di una maggiore rappresentatività e legittimità delle istituzioni possa essere in contrasto con la missione dell’attuale governo. Ma è anche vero che, come dice il presidente del comitato referendario Andrea Morrone in questa intervista, “la decisione della Corte non dice nulla di cosa debba fare il Parlamento come invece qualcuno aveva sostenuto. Non entra ovviamente nel merito della legge Calderoli e quindi il Parlamento è libero di fare qualunque cosa e se vuole cambiare la legge di cambiarla come meglio crede. Però credo che le ipotesi possibili ragionando sugli scenari siano sostanzialmente due. La  prima è che si torni a votare con la legge Calderoli, la strada più semplice e probabilmente quella che trova più consensi”.

La seconda? “Che una modifica sia possibile, ma non vedo altra strada che il ritorno a una legge elettorale di tipo proporzionale. Solo il proporzionale infatti potrebbe trovare il consenso di queste forze politiche in questo Parlamento e in questo momento storico. Di fronte a questo scenario il voto con la legge Calderoli o il voto con nuova legge di tipo proporzionale porterebbe a una situazione perniciosissima per il nostro Paese. Perché nell’una o nell’altra ipotesi avremo un Parlamento debole, fatto di tantissimi partiti senza che gli elettori possano scegliere i propri rappresentanti, ma soprattutto senza sapere quale sarà il governo che dovrà poi fare le politiche di risanamento finanziario.

E infine: “Il nostro impegno politico resta. Vorrei sottolineare  che la nostra iniziativa ha raggiunto un risultato politico indiscusso e difficilmente contestabile anche di fronte allo stop della Consulta. Abbiamo ottenuto un milione e  250mila firme di cittadini in carne e ossa che ci hanno sostenuto con grande passione, abbiamo dato voce al Paese reale che ha gridato due cose. Che venga ripristinato il diritto costituzionale degli elettori di scegliersi i propri rappresentanti per avere un Parlamento di eletti e non di pochi nominati da capi e la seconda cosa è che insieme alla scelta dei propri rappresentanti i cittadini possano scegliere la maggioranza di governo prima e non dopo le elezioni. Questo è connaturale a una democrazia maggioritaria dell’alternanza e non a un sistema bloccato consociativo, che è lo scenario più probabile si realizzi si dovesse concretizzare una delle due ipotesi che ho descritto prima”.