Tav, indietro tutta

11:30 am in News da jacopo suppo

Avevo già scritto qualche giorno fa delle novità riguardanti l’Alta velocità Torino-Lione, parlando dell’accordo internazionale sottoscritto da Italia e Francia, di cosa cambia e dei problemi che non risolve.

In pochi invece hanno parlato dell’appello scritto da Ivan Cicconi, Marco Ponti, Luca Mercalli e Sergio Ulgiati e indirizzato al presidente del consiglio Monti per sollecitare uno stop da parte del governo sull’iter di realizzazione dei lavori della Tav.

Nell’appello i quattro studiosi (che nel frattempo hanno raccolto oltre 350 adesioni… ) parlano di “nuova linea” ferroviaria, anche se nella nuova ipotesi presentata il 30 gennaio si parla della costruzione del tunnel di base ma non di una nuova linea. Una bella novità, che taglia i costi da 20-25 a 8 miliardi di euro (di cui solo 2,5 a carico dell’Italia) e che rivoluziona di fatto l’idea stessa di linea ad Alta Velocità. In pratica, indietro tutta. Non solo nessuna nuova linea, ma anche nessun lavoro di miglioramento della linea attuale, fino a novembre nessuna VIA (valutazione d’impatto ambientale), nessuna traccia del quadro economico e dell’analisi costi-benefici.

Si fa solo il buco (perché è sul cantiere per il mega tunnel che girano i soldi, quelli dell’Europa), partendo dalla Francia. Di tutto il resto ne parliamo poi. Magari tra venti o trent’anni, quando qualcuno troverà i soldi che oggi non abbiamo e che, finalmente è chiaro a tutti, non abbiamo mai avuto intenzione di spendere. Alla faccia della strategicità dell’opera.

Insomma, nonostante le novità i dubbi rimangono e sembra che nessuno si preoccupi di dare risposte credibili a domande legittime. Per questo mi sembra che l’appello al presidente Monti sia non solo importante, ma possa diventare, ora come ora, la strada maestra da percorre. Perché come ho già detto tante volte, l’unica assente ingiustificata in questa storia ventennale è la politica, e sarebbe una vittoria di tutti se tornasse a giocare un ruolo da protagonista. Se devo dirla tutta, avrei preferito appellarmi al mio segretario o alla dirigenza del mio partito, ma li vedo impegnatissimi tra primarie da ripensare, modelli elettorali ungaro-maialium-tedeschi e riforme by-partisan.

In questo momento forse è meglio rivolgersi al professore che in un giorno solo ha detto no alle Olimpiadi e ad una trentina di F-35. Nella speranza che, in un futuro che deve essere il più prossimo possibile, anche la politica torni ad essere incisiva e credibile.