Il partito dei fasci e delle corporazioni

3:11 pm in News da Marco De Allegri

All’indomani delle proposte del governo sulle liberalizzazioni – presentato a fine dicembre -  con particolare riferminto a taxi, farmacie e professioni, vi fu da un lato un grande entusiasmo, dall’altro una levata di scudi delle categorie interessate poderosa, segno che il governo aveva centrato l’obbiettivo. Poi le cose hanno iniziato ad andare diversamente: Il Pdl o meglio il Pfc (partito dei fasci e delle corporazioni) dopo lo stupore iniziale ha dato segnali di mal digerire queste politiche,  poi c’è stato il bliz del ministro della giustizia Severino che ha avocato a se la materia della riforma delle professioni, a seguito di un incontro con i venti ordini professionali tuttora sotto il suo dicastero. Questi eventi  hanno indebolito l’azione del governo che ha accusato il colpo e rivisto in parte, o sospeso i provvedimenti. Ma evidentemente alle caste, quelle fuori dal parlamento, non basta e così, nel pomeriggio di mercoledì,  dopo un incontro tra il professore e  il Pfc (partito dei fasci e delle corporazioni) guidato da Berlusconi,  arriva la notizia che per quanto riguarda la vicenda dei taxi tutto torna in mano a sindaci e regioni, e questo pare sia solo l’inizio.

E il Pd che fa? Cincischia, temporeggia, minimizza  chiede modifiche ma con garbo ecco alcune dichiarazioni di Bersani:  “Ci sono stati alcuni passi avanti e non solo passi indietro”, oppure, “rispetto alla proposta del governo c’è qualche arretramento e qualche avanzamento”, ma alla fine assicura  “voteremo il provvedimento, ma credo che il tema sia ancora aperto e qualche ulteriore passo si potrà fare, visto che la discussione non è finita”.

Il professor Monti su questi temi si sta giocando una bella fetta della sua popolarità e della sua credibilità, anche internazionale: non si può tagliare le pensioni, alzare le tasse, discutere di mercato del lavoro e di riduzione di diritti (benchè antipatici perchè escludono molti lavoratori) dicendo contemporaneamente che non ci sono risorse per cambiare il welfare e poi cedere clamorosamente sulle liberalizzazioni evidando di toccare i settori protetti da arcaiche regole corporative, sapendo oltretutto che sono provvedimenti oarmai condivisi e popolari.

Come si sente il cittadino che subisce il peso della manovra e poi vede tradita la speranza di cambiamento o almeno l’idea che stavolta tutti, anche quelli che di solito non lo fanno saranno chiamati a mettere in discussione i loro privilegi?

Cosi non va e non va nemmeno il Pd che potrebbe pagare anche su questo fronte un atteggiamento troppo morbido sulla linea rinunciataria del governo.