Una finanza ad alto rischio di incidenti

15 giugno 2012 in News


Il Wall Street Journal, commentando la chiusura della vicenda Fonsai – Unipol di cui abbiamo parlato qui,  iniziava la sua analisi con la seguente considerazione: “Se pensavate che guidare in Italia fosse pericoloso, provate ad essere azionisti della più grande società assicurativa di autoveicoli del paese”. Il riferimento era al fatto che il progetto di fusione non tiene in nessun conto i piccoli azionisti ed è anzi molto probabile che li danneggi, a tutto vantaggio dei grandi, la famiglia Ligresti, e delle banche loro creditrici.

Abbiamo appreso poi che solo la minaccia delle banche di rifarsi sulle azioni detenute in pegno ha convinto i Ligresti a votare a favore della proposta Unipol, ma continuando a porre come condizione di poter esercitare i diritti di manleva (sostanzialmente, scarico delle responsabilità di carattere civile) e di recesso, fino alla chiusura della complessa operazione. Diritti che la Consob (la Commissione di Controllo della Borsa) ha esplicitamente negato per dare il nulla osta all’acquisizione da parte di Unipol, in assenza di Offerta Pubblica.

E ancora stamattina i giornali si chiedevano se Jonella Ligresti – la birichina di casa, quella che ha recentemente speso 4,5 milioni di euro per sponsorizzare un cavallo – non potendo mantenere il doppio incarico secondo la normativa vigente, avrebbe optato per il C.d.A di Fonsai o per quello di Mediobanca.

La notizia che completa questa tragicommedia dell’assurdo è che, nel frattempo, la famiglia Ligresti è fallita. Più precisamente il 14 giugno (due giorni dopo la decisione su Unipol) è stato dichiarato il fallimento di Imco e Sinergia, le due società di esclusiva proprietà della famiglia; che a loro volta possiedono la maggioranza della finanziaria Premafin; che a sua volta possiede la maggioranza di Fonsai e di Milano Assicurazioni.

Sembrano le scatole cinesi? Non è finita. Esistono anche due società offshore, controllate dai Ligresti, attraverso le quali il capofamiglia Salvatore avrebbe operato copertamente in Borsa per far salire le quotazioni di Imco e Sinergia a svantaggio di Premafin.

Si chiama aggiotaggio, e di questo è ora accusato Salvatore Ligresti e, dopo il fallimento di Imco e Sinergia, anche di bancarotta fraudolenta. Il “buco”, ovvero il debito nei confronti delle banche, ammonta a 400 milioni di euro, a garanzia del quale le banche avevano le azioni di Premafin. Dopo il “trattamento” offshore, tuttavia, il titolo Premafin vale 20 centesimi, e quelle azioni costituiscono dunque una ben misera garanzia.

400 milioni era esattamente la ricapitalizzazione prevista per Premafin, grazie all’apporto dei capitali di Unipol.

Ma in mezzo ci sono anche una serie di anticipi di capitali per operazioni immobiliari da parte di Fonsai e Milano Assicurazioni a favore delle controllate della famiglia, con plusvalenze che non si sa dove siano finite. E anche un’altra partecipata dai Ligresti, la Hines, disponibile a garantire per loro davanti al giudice fallimentare, in base ad un futuribile investimento immobiliare da farsi su un terreno di proprietà della famiglia a Milano, dalle parti del Parco Agricolo Sud. Lì, con un’operazione in stile “Milano da bere”, nel 2009 il duo Formigoni – Moratti aveva lanciato un’altra di quelle operazioni di sanità privata che si stanno rivelando, una dopo l’altra, il cuore dello scandalo Lombardia. Il terreno per il centro di eccellenza CERBA i Ligresti lo avrebbero donato, tenendosi quelli intorno e giovandosi della rivalutazione conseguente alla vicinanza dell’ospedale e alla costruenda linea di metropolitana dedicata, già prevista nel Piano di Gestione del Territorio. Ma, al momento, è ancora tutto fermo, e il giudice ha considerato il progetto inconsistente come garanzia.

E ora, cosa ne sarà della fusione Unipol – Fonsai? Considerando che tutte le società coinvolte nell’operazione sono implicate nell’indagine per bancarotta è molto probabile che salti. Salteranno anche i “salotti buoni”? Vedremo. Ma certo, questa non è una buona notizia per Unicredit e Mediobanca.

Per Unipol, invece, probabilmente lo diventerà.

1 response to Una finanza ad alto rischio di incidenti

  1. l’ unico prodotto positivo della crisi è che sta uccidendo questo capitalismo all’ amatriciana

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