Al voto, al voto

10 luglio 2012 in News


Sabato saremo di nuovo a Roma per l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. “Di nuovo” si fa per dire, perché non si può certo dire che l’assemblea venga riunita di frequente né, soprattutto, che quella sia una sede solita di deliberazioni sugli indirizzi del partito. Fin qui, la gran parte delle decisioni sono state prese altrove, o non sono state prese affatto.
Sfogliando a ritroso l’album dei ricordi, ci siamo resi conto che è ormai da quasi due anni che cerchiamo di far dire al Pd una parola chiara sul ruolo dei suoi elettori, e sui meccanismi di partecipazione che vorremmo li coinvolgessero per colmare, almeno in parte, un gap sempre più evidente tra politica e cittadini, soprattutto per quel che riguarda la scelta dei rappresentanti e la necessità di tamponare l’infame legge elettorale in vigore.
Un impegno che abbiamo portato in assemblea, ma anche in Direzione Nazionale, ma anche nei circoli, nelle Feste del Pd, in tante iniziative organizzate da Prossima Italia o da altri. Sì, perché nel frattempo altri si sono aggiunti, e su quei temi hanno saputo convergere culture e sensibilità diverse che spesso – purtroppo – nel Pd fanno fatica a convivere, o anche solo a parlarsi. E questo ci rende orgogliosi, perché non è stato semplice, anche se è stato meno complesso di quanto possa sembrare: aldilà delle dichiarazioni di sparuti e ormai molto autoreferenziali top-manager della macchina partito, ormai quella necessità di allargare la partecipazione nel Pd è sentita da tutti, e sui territori in modo particolare, spesso unanime alla faccia delle divisioni correntizie. E che una federazione regionale come quella dell’Emilia Romagna – non certo un covo di rottamatori – abbia ormai sposato le primarie come metodo di scelta per i prossimi parlamentari ne è un segno clamoroso.
Può il vertice del partito continuare a ignorarlo? Due anni fa, e a dire il vero ancora poco più di un mese fa, nel corso della penultima Direzione Nazionale, abbiamo accettato di ritirare le nostre proposte di fronte alla prospettiva di poter correggere il Porcellum con una legge nuova e migliore. Ancora l’ultima volta, Bersani aveva indicato tre settimane come il termine di tempo oltre il quale una decisione si sarebbe imposta da sola: ne sono passate molte di più. Sei mesi fa aveva parlato di 90, massimo 120 giorni. E ieri l’ultimo monito è arrivato addirittura da Napolitano, cui è seguita la mobilitazione urgente per approvare una legge, fosse anche per stretta maggioranza. Nel frattempo, le ipotesi sui singoli sistemi sempre più fantasiosi e poco comprensibili si sono affastellate e contraddette, una dopo l’altra, e solo un paio di giorni fa Anna Finocchiaro ha coniato l’ossimoro secondo cui “il Pd è per restituire ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari”, “ma non con le preferenze”.
La confusione è grande sotto il cielo, e la situazione è tutt’altro che eccellente, in compenso il tempo inizia a mancare. Così, sabato, torneremo alla carica, questa volta con tre ordini del giorno distinti.

Il primo, quello sulle primarie per i parlamentari, che è sostanzialmente la riproposizione di quello già presentato in gennaio. E’ molto circostanziato, anche sui termini regolamentari, oltre che sulle scadenze, perché pensiamo che il Pd debba prendersi un impegno ben definito, e perché quel lavoro sulle regole che abbiamo fatto mettendo insieme le diverse sensibilità del partito, nel tempo, è diventato patrimonio di quei molti territori che sullo stesso tema hanno voluto deliberare positivamente, e lanciare così un segnale inequivocabile.

Il secondo, quello sul limite di tre mandati indicato dal nostro statuto, l’odg chiede non solo che la norma sia rispettata – e non è così banale come dovrebbe – ma anche che la quota di deroghe, pari al 10 per cento del numero di eletti alle precedenti politiche, venga motivata per scritto, una per una, dai richiedenti, e discussa apertamente in Direzione, in base a regole certe e senza automatismi, accordi sottobanco o deliberazioni formalizzate a cose già fatte e decise altrove.

Il terzo, quello sulla scelta del candidato premier, si basa né più né meno che sulle parole pronunciate da Bersani nella sua relazione, regolarmente approvata in direzione. E quindi: una scadenza certa per la definizione delle regole, perché questo clima di incertezza non fa bene al partito; l’apertura, come indicato dal segretario, a più candidature espresse dal partito; la garanzia che vi possano partecipare tutti i nostri elettori, senza l’aggiunta di pre-iscrizioni o di albi, esattamente come si è fatto in precedenza.

I tre documenti – a cui hanno lavorato e aderito, tra gli altri, Salvatore Vassallo e Sandro Gozi – sono disponibili e scaricabili in pdf ai link sopra riportati, chiunque li può diffondere. Le sottoscrizioni dei delegati devono avvenire il giorno stesso dell’assemblea, sabato, e chi volesse firmare può quindi cercarci in quella sede.

Quando mancano ormai pochi mesi alle elezioni, nessuno sa dire se veramente questa legge elettorale sarà cambiata (pare improbabile, comunque), e soprattutto se il cambio avverrà in meglio. Quanto alla scelta del candidato premier, l’ipotesi che il Pd si presenti a sostegno di un Monti bis sostenuto da una coalizione – pare – leggermente modificata è decisamente sul tavolo, e minaccia di togliere agli elettori anche quest’ulteriore esercizio democratico, oltre ad aprire problemi politici di ulteriore complessità; nel frattempo i mesi passano, e a un certo punto inizierà la campagna elettorale (e con essa, la compilazione delle liste): il consenso che a torto o a ragione avevamo accordato – forse con ingenuità, ma con speranzoso rispetto del partito – a rimandare ulteriormente queste semplici e sentite decisioni, e insomma a ritirare i nostri odg in attesa che altrove si sciogliessero i nodi fin qui descritti, questa volta non lo daremo più. Perché c’è un problema di tempi, e perché il dibattito e le dichiarazioni dei singoli non sembrano promettere nulla di buono. Senza offesa.
Insomma, possiamo facilmente prevedere – non per mancanza di fiducia, ma semplicemente basandoci sui precedenti – che anche questa volta ci sarà un dietro le quinte in cui ci verrà insistentemente chiesto di ritirare i nostri documenti, e di non farli votare. Non succederà.

21 responses to Al voto, al voto

  1. Così disse l’oracolo di Delfi.
    Ci leggiamo sabato…
    :)

  2. Ho condiviso tramite Sandro Gozi su FB, ma lo faccio anche dal portale di Prossima Italia, siamo sulla stessa barca! Quella per approdare al cambiamento del PD.

  3. Partiamo con pratiche differenti anche in queste occasioni. Raccogliamo le firme degli iscritti e presentiamo dei referendum interni su queste questioni. Lo prevede l’art.27 del nostro statuto. Serve solo il 5% degli iscritti in tutta Italia. Vantaggi:
    1) alla teoria facciamo seguire la prassi nel coinvolgimento effettivo della base
    2) sarebbe la prima volta che succede un fatto di democrazia interna cosi forte all’interno di un partito
    3) è un primo modo per strutturarsi meglio sul territorio entrando in contatto con ogni singolo iscritto
    4) andremmo incontro al forte desiderio di partecipazione che c’è nel paese rispetto all’immobilismo della nostra classe dirigente

    Spero vogliate cogliere il suggerimento. Sono a vostra disposizione per la raccolta di firme in Terra di Bari.

    A presto

    • L’idea è ottima, ricordo però che “solo” il 5 per cento degli iscritti sono comunque 30mila firme. Non così poche.

      • Per precisione, ricordo che a distanza di 4 anni dalla redazione dello statuto, non è stato ancora messo a punto il regolamento normativo dei referendum interni.

    • Sono più che d’accordo. Ed è un modo per misurare il consenso effettivo, anche “interno”, a determinate questioni.

    • Perchè tu sai quanti con certezza quanti sono gli iscritti ? Ha Ha Ha Ha Ha, è troppo incerto, e poi con le truppe cammellate….

  4. Mi trovo d’accordo con i primi due punti ( primarie per i parlamentari e limite di tre mandati ) non sono totalmente d’accordo con il terzo punto (scelta del candidato premier) in quanto nel PD esiste uno statuto che va rispettato fino alla sua modifica.Se Bersani nella direzione nazionale passata ha espresso un suo parere ,circa l’argomento, va rispettato il sui principio ma non modifica lo statuto.
    Pertanto io ritengo che le regole vanno rispettate ,non solo quando fanno comodo.

    • Poiché l’apertura sulle primarie l’ha fatta Bersani, l’odg chiede semplicemente che siano regolamentate, e in tempi certi. Tutto qui.

  5. …si ma siamo ancora all’acqua calda.
    E noi qui a smacchiare i leopardi.

  6. Leggo una discrepanza nell’impostazione tra elezioni dei parlamentari e del premier (nelle primarie)
    Per quest’ultimo si fissa una data limite entro l’anno;
    per i primi, nessuna data.
    La questione non è di poco conto:
    i parlamentari andrebbero scelti tra coloro che condividono il programma dell’emergente candidato premier.
    Di conseguenza le primarie per i parlamentari devono essere successive; ma se successive a dicembre 2012, si farà in tempo?

  7. E’ la madre di tutte le battaglie (le nostre).
    La legge elettorale vigente ha disequilibrato l’equazione costituzionale che attribuisce poteri, vincoli e responsabilità.
    Così il paese si è sentito abbandonato a se stesso e i “candidati” avvinghiati dagli apparati.
    Cambiare la legge è quindi fondamentale e giusto.
    Quello che avviene in parlamento mi pare però un’altra cosa; si, perché la legge la stanno modellando sulle esigenze degli apparati dei partiti e sulla possibilità di replicarsi.
    Lontano quindi dalla necessità di restituire ai cittadini dignità costituzionale e sovranità.
    Al mattarellum mancava soltanto uno sbarramento degno di tale nome e sarebbe stata “la legge perfetta”.
    Concordo poi con chi sostiene l’inattualità dell’indicazione del candidato premier che non appartiene al nostro DNA e che serve solo alle candidature deboli.

  8. Se da una parte si parla di doppia preferenza per la scelta dei candidati alle primarie, dall’altra non si ribadisce l’alternanza di genere nella formazione delle liste e si calcola la posizione in lista indifferenziata tra generi.

  9. vedo difficile concludere l’assemblea di sabato a tarallucci e vino. L’esclusione dall’ordine del giorno del tema delle primarie fa purtroppo pensare che non ci sia intenzione di una condivisione nel percorso e nelle modalità..

  10. sono pienamente d’accordo,ci vuole rinnovamento,altrimenti la vedo dura,dobbiamo essere decisi e netti,abbiamo già vacillato abbastanza,si rischia di perdere consenso negli elettori,in questa fase delicata non possiamo permetterlo

  11. Parlate anche di costi della politica….è anche da lì che riparte il rinnovamento dell’Italia. Pochi bizantinismi e pragmatismo assoluto….e poi avanti come un sol uomo.

  12. Bersani in assemblea ha fatto un discorso talmente generico che al confronto mio figlio di 7 anni è un mostro di concretezza. Dice che bisogna combattere la violenza contro le donne. Bene, bravo, applausi. Ma cosa significa in concreto questo? Siamo pronti ad aprire case di accoglienza per le donne vittime, a perseguire la violenza domestica con pene più severe, a creare un welfare per le madri sole? Con Casini???

  13. Avrei preferito che la possibilità di derogare al limite dei tre mandati venisse totalmente esclusa. 15 anni son già tanti, oltre secondo me si diventerebbe anacronistici e l’attività politica si ridurrebbe a “difesa del proprio fortino”.

  14. Meno male che in un partito che si chiama democratico finisce poi che l’assemblea nazionale non voti quasi niente!! Sono veramente delusa e sconfortata.. Mi hanno consolato solo la
    pulizia morale degli interventi di Ivan Scalfarotto e di Vassallo..Giganti al confronto di nani…

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