Caro Gilioli, ti sbagli

25 luglio 2012 in News


Alessandro Gilioli non è solo il titolare di uno dei blog più seguiti, ma è anche un giornalista che sin dall’inizio ha seguito con particolare interesse il percorso di Prossima Italia. Per questo, spiace molto leggere oggi del suo pessimismo a proposito della nostra proposta di referendum.
L’analisi della situazione interna al Partito Democratico compiuta da Gilioli non è poi tanto diversa da quella che facciamo noi, anzi, che fanno molti elettori sfiduciati e persino molti militanti. Non è un mistero per nessuno, infatti, il problema del ricambio, anzi il problema dell’ossificazione di una classe dirigente ormai sclerotizzata, i cui attori si sono legati gli uni agli altri, accantonando tutte le irrisolvibili divergenze tranne una, quella di restare dove sono. E non è una novità l’incapacità ormai patologica di far prendere al partito una posizione chiara su una questione qualsiasi: la sola idea è vista con timore, e siamo ormai oltre, siamo alla negazione stessa della discussione, come si è visto in Assemblea Nazionale dieci giorni fa.

Ma qui sta la differenza, ed è sostanziale: se per Gilioli questi sono i motivi per mollare, per noi si tratta al contrario delle ragioni per cui terremo il punto, fino alla fine. Impresa disperata? Può darsi. Inutile? Vedremo, intanto però diciamo una cosa: chi oggi sostiene che il Pd vada abbandonato, o pretende di abbandonare la politica del tutto, e con essa l’appartenenza alla società umana, rifugiandosi su un atollo, ne scelga uno bello alto, perché lo scioglimento dei ghiacci che è in atto sommergerà tutto, e non risparmierà nessuna isola felice. Ma, ancora più esplicitamente, se qualcuno pensa invece di lasciare il Pd per far politica fuori da esso, in un partito o un movimento o qualsiasi altra cosa sia, deve puntare a costruire qualcosa che da zero prenda più voti del Pd stesso: che sono 7 milioni, più o meno, al momento, e 12 come potenziale ipotetico. Dovrebbe anche spiegare come si fa, però, e nel caso, auguri. Perché è da sempre, che qualcuno compie questo ragionamento, a sinistra, e finora non si registrano successi significativi.
Altrimenti, stiamo parlando della solita, proverbiale scissione dell’atomo, che da sola non troverebbe neppure l’ossigeno per respirare, ma che se proprio volesse vivere, e qui casca l’asino, alla fin fine dovrebbe comunque allearsi con il Pd. Tutta quella fatica, per tornare al punto di partenza: grazie, ma no, grazie.
Dopodiché, è facile e al momento è un argomento molto popolare, scrivere che bisogna mollare il Pd: costa poca fatica, ed è un esercizio alla portata di tutti, anche di chi è privo di fantasia. Procura di certo molti like, e molto consenso. Ma la cosa finisce lì, e di certo non contribuisce a cambiare le cose.
Così, se il Gilioli giornalista si potrebbe limitare a decidere se questa cosa dei referendum è più o meno interessante da raccontare – per noi lo è, ovviamente – dal Gilioli opinionista, blogger, e perché no, militante, ci aspetteremo uno sforzo in più, che è quello di saper discernere il grano dal loglio: chi sta sui contenuti da chi li rifugge, chi non cerca accordicchi da chi si intavola, chi lavora a zero budget da chi largheggia. Chi ci prova da chi rema contro. Chi è onesto, soprattutto libero, e merita un po’ di aiuto, se Gilioli lo ritiene, in un sistema dei media che si lamenta dell’esistente, ma poi non concede spazio a nulla di nuovo a meno che non sia particolarmente becero e urlato. Salvo poi accigliarsi perché il livello medio è così basso, ovviamente. E salvo, anche, tenersi D’Alema tutta la vita: perché è così che vanno le cose, e così come non lo auspichiamo noi ci era sembrato di capire che non lo desiderasse nemmeno Gilioli.
Ecco, questo aiuterebbe, anche se è vero che costa un po’ di sudore, e richiede un’alta resistenza alla frustrazione. Ma può valerne la pena, perché anche il mondo visto dal proprio blog, per quanto grande e interessante, alla lunga non basta più.

Ciò detto, noi proveremo a raccogliere 30mila firme, nonostante il pessimismo di Gilioli. Per presentare cinque referendum, che abbiamo tirato fuori da 10 cose che ha messo in bella e pubblicato Pippo Civati, e che per noi sono un’eccellente proposta al Paese, non solo al Pd. Firme e quesiti li porteremo al partito, e porteremo anche un regolamento – visto che non ne è mai stato adottato uno – che, come già per le primarie dei parlamentari, faremo scrivere ai più competenti su piazza. Lo faremo in tempi non frenetici, ma ragionevolmente rapidi, in modo che, come proponiamo, si votino primarie per scegliere il premier, i parlamentari, e i referendum, nello stesso fine settimana. Come scrive Gilioli, una Commissione di Garanzia dovrà decidere se ammettere o no i quesiti, ma per la prima volta in assoluto dovrà farlo da dietro un’alta pila di moduli zeppi di nomi e cognomi. Ce lo negheranno comunque, perché come il famoso scorpione dice alla rana, è la loro natura? Come dire, a un certo punto ognuno si prende le proprie responsabilità. Politiche, si intende.
E non solo noi, ma tutti gli iscritti che avranno firmato, e tutti gli elettori che sapranno di non poter votare, beh, anche loro ne trarranno le debite conseguenze. Perché insomma, giunti a quel punto, quale sarà il residuo di agibilità politica, anzi, di democrazia del partito sedicente tale? Facciano, decidano, a loro rischio e pericolo. Dopotutto, noi stiamo percorrendo una strada che sta scritta nero su bianco nello Statuto, quello Statuto che per il Pd dovrebbe essere sacro tanto quanto lo è la Costituzione per l’Italia.

Ma su una cosa vorrei essere assolutamente chiaro, caro Alessandro, e vorrei che anche tu te ne rendessi conto. Del matrimonio civile, esteso a tutte le coppie a prescindere dal loro orientamento e composizione, non se ne parlerà più, mai più, per chissà quanto tempo. Capisci? Con buona pace delle persone che si vogliono bene, e che continueranno a vivere nell’apartheid dei diritti.
Di tassare i grandi patrimoni, per abbassare le tasse dei poveri cristi che lavorano, continuerà a parlarne ogni tanto il presidente di Confindustria, perché fa fine e non impegna, e perché siamo il Paese dei paradossi, e la cosa finirà lì.
Di stabilire per legge l’incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva, sai che c’è? Continuerà a parlarne solo Beppe Grillo. Che non mi pare, da quello che scrivi, sia proprio nei tuoi desideri.
Di istituire uno straccio di reddito di cittadinanza, come in tutti, ma proprio tutti i Paesi civili, invece, non ne parlerà nessuno, perché ti stupirà ma non c’è quasi nessuno, al momento, che abbia questa proposta in agenda.
E dell’alleanza con l’Udc si parlerà solo per spiegare che è cosa fatta, perché bisogna fare il grande compromesso storico tra Casini e Bersani come lo fecero Aldo Moro e Berlinguer. E non so a te, ma a me e a tutti i democratici che conosco, almeno uno dei due paragoni sembra molto offensivo.
E quindi te lo chiedo esplicitamente, Alessandro, ripensaci. Sei pessimista, e lo capisco, siamo tutti pessimisti, ma il punto non è il pessimismo, il punto è trovarsi sulle cose da fare, e combattere per realizzarle. Io non ci credo, che davvero tu non voglia che per qualche mese sia possibile, tra una base sana e vogliosa di partecipare, discutere di temi così importanti. Poi finirà come finirà, nessuno di noi ha poteri divinatori, e sicuramente il lieto fine appare arduo.
Ma spaccare l’atomo e dividersi quando si pensano esattamente le stesse cose, perdonami, è incomprensibile, e fa danni molto seri.

31 responses to Caro Gilioli, ti sbagli

  1. E’ molto difficile per me essere d’accordo in tutto e per tutto con Paolo Cosseddu. Per cui adesso rileggo e rileggo questo post (sono già alla terza volta), per trovare un punto su cui differenziarmi.
    Perché mentre ero intento alla prima lettura mi veniva da pensare (si, ma c’è anche…) per poi trovare il paragrafo dopo quell’”anche” incluso e ben esplicitato. Continuo la rilettura, sgrunt!

  2. Umili consigli per una + efficace comunicazione:
    “ossificazione” non usate parole troppo ricercate per favore !
    “sclerotizzata” idem con patate

    Avete le idee chiare( e personalmente le condivido) sforzatevi sempre di avere un linguaggio altrettanto chiaro.
    PS: Non chiamatelo Pippo, meglio “Civati” o se volete renderlo “uno di noi” va benissimo Giuseppe.

    azzilandro

  3. ecco, Paolo, ci voleva: credo che A
    Alessandro abbia l’intelligenza e la grazia necessari e sufficienti per non gettare anidride sul fuoco. Come vedi , ha risposto pubblicamente. La classe non è acqua: mi si conferma ogni volta…

  4. “…Ma spaccare l’atomo e dividersi quando si pensano esattamente le stesse cose, perdonami, è incomprensibile, e fa danni molto seri.”
    A me pare che voi e il Pd siate agli antipodi, non “che pensiate le stesse cose”, ma ostinatamente non vogliate rendervene conto. Così facendo contribuite solo ad alimentare l’idea che il partito non ha le idee chiare, fate confusione, smuovete acqua, ma non avete il coraggio di andare fino in fondo, facendo quello che dovreste. Potrete ambire a definire qualche sfumatura, influenzare qualche piccola decisione, raccattere un contentino, non certo trasformare un asino in un cavallo. Cosa deve fare la dirigenza del Pd più di così per farvi capire che siete sgraditi? Temo continuerà l’emorragia dei democratici-progressisti verso Grillo.

  5. A proposito di riformabilità del piddì, ricevo e volentieri diffondo questa mail di un circolo piddì romano

    “Care democratiche e cari democratici,
    a seguito dell’Assemblea del Partito Democratico Municipio XII, svoltasi in data 17/07/2012,
    ci siamo trovati obbligati a convocare il coordinamento di circolo nella giornata di lunedì (23/07/2012) per discutere di quanto accaduto.
    Durante l’Assemblea, infatti, è stato presentato il nuovo esecutivo municipale, che ha visto sostanzialmente esclusa la grande parte
    del circolo, promuovendo invece la minoranza stessa, emersa nell’ultimo congresso svoltosi nel 2011.
    A seguito dell’intervento del Coordinatore Municipale Andrea Santoro, non si sono riscontrate novità apprezzabili. Di fatto il Circolo dell’Eur è stato tenuto fuori dalla gestione del partito a livello municipale.
    Il dibattito è stato molto vivace. Germana Valeri, in qualità di membro uscente dalla segreteria stessa, ha espresso
    tutto il suo rammarico per essere stata cancellata da ogni incarico, senza nemmeno una motivazione plausibile.
    Detto questo, personalmente ho voluto rappresentare le mie perplessità sul valore e sul metodo politico dell’operazione portata avanti dal nostro coordinatore municipale.
    Di fronte alla chiusura verso chi non appare “allineato”, ritengo di dover protestare comunicando il rifiuto di partecipare ad un organo così mal costruito.
    E’ una scelta difficile, ma utile per far comprendere che il partito dell’Eur merita, al pari degli altri circoli, di essere trattato con rispetto.
    Per queste ragioni, in vista di una prossima riunione del coordinamento, desidero preannunciare la richiesta di una verifica politica sulle scelte adottate dal coordinatore.
    Se è vero che il nostro è un Partito realmente democratico, dobbiamo sforzarci di far rispettare a tutti i livelli e in tutte le sedi questo elemento costitutivo e irrinunciabile. Chiunque si ostini a inseguire un modello di partito di altri tempi, assoggettato alle regole del controllo burocratico di vertice, non troverà il consenso e l’apprezzamento di tanti sinceri democratici. Tra queste vecchie pratiche e nuove modalità d’impegno politico, l’auspicio è che nessuno nel nostro Municipio si attardi a fare melina perché ciò vorrebbe dire, né più e né meno, che stravolgere il significato di un grande disegno di cambiamento assunto a base della iniziativa dei riformisti.”

  6. Caro Paolo, e se tu ti sbagliassi?
    Tu sei convinto che “lasciare il PD sia facile”, facile? Per chi ci ha speso 10 anni della propria vita? Facile?
    Per anni ho provato a dire e fare i ragionamenti che fai tu, per anni ho provato a sperato che l’unica strada possibile fosse quella del cambiamento dall’interno, per anni ho sperato che fossi io nella casa giusta e che i cattivi oligarchici fossero in quella sbagliata, ma alla fine ho deciso che spendere la propria vita per favorire proprio coloro che ci negano un futuro non ne vale davvero la pena.
    Il vostro tentativo è ammirevole, ma il vostro stare dentro il PD renderà ancor più forti i gattopardi e i nuovi giovani tanto muffì quanto i vecchi, i burattini, perche grazie a voi continueranno a chiamarsi e compiacersi di essere democratici. Voi servite come servi, il vostro diritto di tribuna è utile e anzi, indispensabile per Loro.
    Scissione dell”atomo? Come se il PD fosse l’unico strumento utile per cambiare questo cazzo di Paese. Perche il PD è uno strumento e non una religione, sia chiaro.
    Io non so se ci sarà un atollo tanto alto per sfuggire all’annegamento, ma se non lo troverò di sicuro nel momento di esalare il mio ultimo respiro il pensiero sarà quello di non essermi suicidato con le mie stesse mani, perche se mi toccherà morire almeno on voglio farlo con la fedina penale sporcata dell’accusa di FAVOREGGIAMENTO

    • Matteo, il PD però è nato nel 2007, fanno 5 anni. Capisco che per chi sta dentro sembrino il doppio, però… ;-)

    • Matteo, ti capisco. Io però sono iscritto da 3 anni, fra 7 ne riparliamo.

      • Guarda che se ce la fate io sono contento, ma non scambiate per pessimismo cosmico l’esperienza personale.
        Credo che forze come le vostre siamo necessarie a questo Paese, ma non credo che il PD sia la macchina giusta per arrivare al traguardo. Perchè revisionare una macchina di appena 5 anni che si ora dietro tutti i difetti di fabbricazione di ingegneri della prima repubblica?
        Il PD esiste perche i suoi elettori non hanno un’alternativa VERA, se solo ci fosse un partito serio e appena riformista, senza padroni, il PD passerebbe dal misero 25% (meno della somma di ds e Margherita) all’8%, ossia la riserva indiana degli anziani che ancora oggi non si capacitano di come sia stato dilapidato il patrimonio del PCI

    • io ho memoria di partiti che in pochi mesi hanno raggiunti risultati ben oltre le percentuali che te scrivi

  7. Se l’incapacità del partito è “patologica” voi vi proponete come curanti. Allora mi chiedo se questa patologia implica l’amputazione del male (alcuni dirigenti, fuor di metafora, ad esempio quelli che preferiscono b a grillo) o la convivenza con esso.

    La vostra analisi è severa, ma dite di voler restare all’interno del partito. Pessimismo della ragione e ottimismo della volontà. E ottimismo soprattutto sull’ineludibilità del Pd come unico orizzonte possibile grazie al quale orientarsi. La tesi sarebbe quella dell’impossibilità di far politica di sinistra fuori dalla grande arca del Partitone da 25%?

    Non è un po’ ricattatorio? Non è un po’ rinunciatario? E davvero non si può passare dallo 0 al 15-20? Chi/cosa lo prova? Si tratta davvero di atomi? E pensiamo davvero le stesse cose? Io, ad esempio, i 5 referendum li apprezzo e approvo, ma inizierei anche, senza utopismo infantile e dunque senza aspettarmi di giungere a delle proposte di legge, a discutere seriamente il ruolo ed il peso per la nostra fragile democrazia, della Nato, della Chiesa, delle rendite e delle plusvalenze finanziarie. Tanto per cominciare.

  8. A proposito del vostro invito a restare sotto le grandi ali del Partitone perchè fuori c’è la bufera e non esisti per nessuno, cito le parole di una giornalista, Federica Sgaggio.

    “Il mio Paese mi sembra il luogo del «non si può».
    Mi sembra un posto in cui il mandato principale delle organizzazioni e delle istituzioni è trasmettere il messaggio che tu, chiunque tu sia e qualunque cosa faccia, sei un frammento impotente di pulviscolo atmosferico.” Insomma, fuori dal Pd non conti un cazzo. Taci e soffri in silenzio.

  9. … magari anche il congiuntivo aiuterebbe…

  10. Il problema non è uscire dal PD per allearsi col PD, ma uscire dal PD per sostituirlo. Vi sarete resi conto anche voi che nel PD i democristiani hanno il 70% dei dirigenti e il 5% (scarso) di elettori.
    O no?

  11. In Grecia SYRIZA è passato dal 4,6% del 2009 al 27% di quest’anno. Il PASOK dal 43% al 12% nello stesso periodo.
    Facciamo tutti i distinguo che volete ma non ditemi che non si può, che cose così le può fare solo un miliardario. Dietro a SYRIZA non c’è nessun miliardario.
    Ricordo che al battesimo del PD c’era Papandreu III, un buon presagio.

    • Il PD continua a lasciare alla sua sinistra immense praterie in cui hanno già pascolato IDV, SEL e M5S e in cui restano ancora ampi spazi liberi tra chi non va più a votare.
      Se non c’è spazio come fa il M5S a insidiare le percentuali del PD?

      Il PD si autodistruggerà e non riuscirete a fermarlo perché la dirigenza non ve lo lascerà fare perché, come al solito, pensano di avere i voti in tasca e che c’è chi, come voi, é sempre disposto a tirarsi il naso perché “non c’è alternativa” quando un’alternativa la si potrebbe costruire, ma tocca seguire un comico per farlo.

    • Che dire? Ognuno fa una sua valutazione dello status quo. A noi Grillo non piace e non interessa. Spinge su temi che noi sosteniamo da prima della sua discesa in campo, ma su tutto il resto, a partire dal linguaggio e dalla democrazia interna, noi la pensiamo diversamente.
      Dopodiché, ognuno fa una sua valutazione dello status quo, non credo che nessuno abbia la verità in tasca, è tutto molto confuso. Noi proviamo a fare ciò che riteniamo sia giusto, e questo è quanto.

    • anche perchè tra un mesetto asssomiglieremo alla Grecia molto più di ora

  12. caro Giglioli, come non condividere quanto scrivi ? Però cio’ che non condivido è un po’ il tono, che mi sembra quello “è giusto, ma è tutto inutile tanto quelli non ve lo concederanno”; Non da oggi scrivo che i militanti, i circoli on line o territoriali non devono a chiedere niente col cappello in mano al segretario perchè dovrebbe essere lui invece a mettersi a disposizione autonomamente: Ancora sento in assemblee segretari di circoli rivolgersi a Bersani con fantozziano sussiego tipo” chiedo a lei segretario, se è possibile, se non disturbiamo, farci il favore…” Ed i dirigenti invece di essere i gestori di decisioni che vengono dal bacino piu’ ampio possibile del partito, decidono, a loro piace decidere, tutt’al piu’ dopo ti mettono al corrente delle loro decisioni (che però trovi prima sui giornali). Ed allora , se i dirigenti del vertice ristretto (cupola o cerchio ? comunque fanno quadrato) inventeranno , per non dire di no, tutti gli stratagemmi dilatori, ebbene allora la cosa sarà un po’ piu’ chiara a tutti e lo scontro non sarà piu’ solo con quei 4 gatti di prosimaitalia No ?

  13. Io credo che se sulla scheda elettorale tra il perbenismo, la corruttela e l’ipocrisia, si trovasse spazio per un gruppo di persone pulite che fanno proposte concrete e di mutamento, mettendoci la loro faccia, ecco: io credo che se sulla scheda elettorale si potesse trovare un’alternativa del genere – oltre a quella demagogica di Grillo (complice la sua base) – beh, tanta gente potrebbe finalmente votare senza turarsi le narici, e altra potrebbe persino andarci a votare, che è un bel po’ che non ci va più. Vi prego, non impegnate le vostre energie in una lotta interna che vi vedrà uscire cornuti e mazziati. E’ il paese che ha bisogno di alternative, non l’attuale direttorio del Pd. Pensateci.

  14. mai come questa volta, Paolo, ho condiviso ogni parola del tuo pensiero :-)

  15. Per me sono tutte stronzate. E secoli e secoli passati danno statisticamente ragione a me e al mio “pessimismo”. Per il resto, se davvero pensate di migliorare questo paese di merda: in bocca al lupo. Anche se nel vostro referendum non vedo traccia delle cose che contano davvero (ad eccezione del reddito di cittadinanza, sebbene non sia del tutto chiaro da dove si dovrebbero prendere i soldi). Ad esempio ritorno alla moneta sovrana, nazionalizzazione delle banche, uscita dall’euro e dalla fottuta unione europea. Ma questi sono temi che capisco non potete trattare, come il MES, il fiscal compact e compagnia bella.

  16. Gilioli spesso parla , sparla e disonforma onde molte sue proposte sono di una superficialità e banalità sconcertante.
    Da prendere poco in considerazione.

  17. Ecco, questo aiuterebbe, anche se è vero che costa un po’ di sudore, e richiede un’alta resistenza alla frustrazione. Ma può valerne la pena, perché anche il mondo visto dal proprio blog, per quanto grande e interessante, alla lunga non basta più.
    E quindi te lo chiedo esplicitamente, Alessandro, ripensaci. Sei pessimista, e lo capisco, siamo tutti pessimisti, ma il punto non è il pessimismo, il punto è trovarsi sulle cose da fare, e combattere per realizzarle.

    Del pensiero di Paolo, ho evidenziato 3 espressioni che mi paiono sono, allo stato, il sentimento che traspare dalla molteplicità dei temi trattati, dai commenti e dalla situazione politico-economica del paese:

    -frustrazione
    -pessimismo
    -forte desiderio di continuare la battaglia
    -confusione; tante e complesse sono le dinamiche della società italiana

    Che sia il caso di fermarci solo un momento e illuminare, diradare le nebbie, sfoltire i problemi, approfondire dove siamo arrivati, mettere un punto fermo da dove ripartire?

    Mi viene in mente il giovane Holden, il quale dovendo lasciare la città, si rifugiò su un colle dal quale poteva osservarla. Il punto non era lasciare la città. Il punto era di essere sicuro di lasciare quel posto. Per esserne sicuro voleva essere certo di esserci stato. Perciò percorse la memoria alla ricerca di momenti “vissuti” in quel posto.
    Tornando ai nostri, mentalmente, giovani Holden, essi vogliono abbandonare un luogo: un’ idea della applicazione della politica di vertice, dannosa ed ufficialmente imperante dal 1985.

    Tentativi dall’alto vi sono stati; Ciampi e Prodi. Ma la mucca aveva ancora tanto latte da dare ( a credito) che molti pensarono bene che le virtù del governare con un pensiero alle generazioni future, fosse roba per menti sclerotizzate.
    Poi iniziano i movimenti dal basso: del primo caucus, delle donne (se non ora quando?) del popolo viola, ,della Leopolda, di prossimaitalia, dei referendum e del voto di protesta.
    Ora sono rimasti prossimaitalia e Leopolda, oltre ad alcuni circoli PD. Entrambi vivi, i primi due, ma separati, all’interno di quel luogo “ideale” che si vuole lasciare.
    Paolo dice che sono passati solo 3 anni dalla sua iscrizione al PD. Non so di Civati, Renzi, Serracchiani, Francesco, Matteo, Giulia, Stefano,Ivan e tanti tanti altri. Ma vi sono diversi milioni di altri, che quel luogo l’hanno vissuto quando l’idea era altra e simile alle aspettative atuali.
    Se il popolo di prossimaitalia e della Leopolda hanno qualche dubbio circa l’esito, i modi ed i tempi delle battaglie per rinnovare l’applicazione della politica,quegli altri milioni hanno necessità di sapere cosa c’è di nuovo per riappropriarsi di quell’altra idea, simile, con la quale si conviveva giorno per giorno, sicuri del futuro.

    Ciò che oggi rappresenta il PD, al netto della domanda che sale dal basso, è l’aver voluto lasciare un posto, dimenticando di esserci vissuti.

    Mi riferisco all’89, mi riferisco alla qualità dello spirito di appartenenza al partito che c’era prima: il PCI. Rimosso per via anagrafica, per pudore di fronte alle nuove ideologie che avanzavano: la Milano da bere, lo yuppismo, un malinteso senso di libertà nell’economia e nei nascenti mezzi di comunicazione di massa. In poche parole l’ubriacatura da liberismo. Tutto ciò che divenne il PCI, navigò sull’onda di quelle novità senza sapere dove si andava.

    L’unica nostalgia della quale soffro, è della capacità di tracciare un percorso e indicare una meta condivisa dalla maggioranza degli elettori, e degli amministratori della periferia, che resero alcune regioni nel novero delle migliori realtà europee.

    Lasciare il PD oggi significherebbe lasciare tutto quello che c’era prima. Significa anche lasciare quello spirito che oggi viene richiesto dai cittadini.

    A che punto siamo arrivati?

    Di Leopolda non so. Non ho modo di essere aggiornato. Mi piacerebbe però sapere come si è sviluppato quel ” noi”. Quali inizative ci sono in cantiere. Ma come dice Paolo, l’importante è trovarci sulle cose da fare.

    Di prossimaitalia, è un movimento in crescendo, certamente sul web. Dopo diverse fermate del treno, numerose iniziative sul territorio al nord, qualcuna a sud. Mi pare tuttavia, che sono maggiormente evidenziate nel calendario del solo Civati. Vorrei essere smentito; vorrei che anche le altre iniziative che,certamente ci sono, fossero elencate in una pagina di prossimaitalia. E’ questo che dà il senso dell’unum su tutto il territorio. E’ questo che dà a noi stessi, ed anche agli altri, la misura della forza e del peso politico.

    Quel peso politico va esercitato pure nei consessi deputati. Nell’ultima assemblea, vi sono stati solo due interventi forti sulle nostre proposte. E’ stato un errore. Vero che primarie e diritti civili hanno un effetto dirompente. Ma non aver sostenuto la discussione su un livello politico alto, ha significato la preclusione del dibattito, a coloro che comunque desiderano che le proposte siano discusse all’interno.

    Vorrei che alla prossima assemblea nazionale, intervengano i leader di prossimaitalia. Con tutto il peso politico di cui sopra.

    Vorrei che la politica non sia più sconfitta dal regolamento, presunto o volutamente travisato.

    Vorrei che si dicesse che il programma, attualmente in discussione, sarà pronto per la prima settimana di settembre. Che sarà presentato alla società civile con i seguenti incontri e conferenze stampa: ( due punti e a capo )

    Vorrei che il treno di prossimaitalia ripartisse al più presto con fermate in tutti i capoluoghi regionali. A partire da Palermo dove si voterà a ottobre. A Palermo dove vorrei che ci fosse il primo banco di prova per le primarie.

    Vorrei che per tutte queste cose, si dicesse che sono necessari tot. Euro, e che la campagna inizia con l’autofinanziamento dei “prossimi ” che sono tot. e quindi basterebbero tot. Euro a testa, salvo ulteriori generosità.

    Vorrei sapere come possiamo aiutare, diffondere, organizzare nel mondo fuori dai blog e da twitter. Una volta si chiamava mobilitazione.

    Questa è la prossimaitalia che vorrei con il PD.

  18. Il problema non è il ricambio, quella è la cura.
    Il problema è la politica erratica del PD, non solo sui diritti, ma anche sulle questioni sociali ed economiche.
    Sbaglieremmo, però, a pensare che dipenda dal fatto che i dirigenti del PD siano “cattivi” senza considerare la situazione generale di crisi, anche morale ed ideale, della società..
    Prossima Italia ha un senso se riesce a far crescere una politca diversa, nel PD ma anche – per quanto possibile – nel paese.
    Un ennesimo partitino sarebbe solo l’ammissione della sconfitta prima ancora di aver inziato la battaglia.
    Bene, perciò, puntare più sulle cose da fare che sull’anagrafica dei dirigenti, questa verrà da sé.
    L’importante è che qualcuno cominci seriamente a pensare cosa vuol dire, in maniera concreta, essere democratici e di sinistra nella nuova società di questo XXI secolo.

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