Il giorno della marmotta
2 agosto 2012 in News

La strategia energetica di Corrado Passera prende forma settimana dopo settimana: sembra di essere tornati indietro di vent’anni. Dopo il referendum sul nucleare della primavera 2011 e il cambio della compagine governativa era lecito attendersi la definizione di una nuova strategia energetica nazionale. Il ministro Corrado Passera non ha deluso le aspettative, definendo la riforma di importanti provvedimenti legislativi. Il Decreto Sviluppo 2012, ad esempio, ha riformato il meccanismo delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie, mentre nella prima settimana di luglio sono stati pubblicati due importanti decreti ministeriali che regolamentano il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Il quadro che ne emerge è quello di un inatteso e raggelante ritorno al passato, una cancellazione sostanziale dei meccanismi che negli ultimi anni erano stati in grado di aiutare il nostro paese a raggiungere gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto evitando di pagare le pesanti penali previste in caso contrario. Neppure il trio di ministri dello Sviluppo Economico dell’ultimo governo Berlusconi (Claudio Scajola, lo stesso Berlusconi a interim e infine Paolo Romani) erano riusciti nell’impresa.
La fine del 55%
Nel settore delle ristrutturazioni edilizie fino al giugno di quest’anno erano previsti due livelli differenti di detrazioni fiscali: nel caso la ristrutturazione fosse finalizzata alla riduzione dei consumi energetici dell’edificio, era possibile ottenere il 55% di detrazione, distribuito nei dieci anni successivi. Per ottenere tale diritto era però necessario certificare i risparmi energetici ottenuti. Al contrario, le ristrutturazioni non finalizzate al risparmio energetico avevano diritto a una detrazione del 36% ottenibile senza particolari oneri burocratici.
Dopo aver più volte ribadito la volontà di prolungare il 55% fino al 2020 (ad esempio con il Piano per la riduzione delle emissioni al 2020 presentato al Cipe dal ministro Clini) il governo Monti, ha innestato la retromarcia. Infatti nel nuovo meccanismo viene tolto qualsiasi riferimento agli obiettivi di risparmio energetico, assimilando tutte le ristrutturazioni edilizie tra loro. In pratica, dopo un anno di transizione, a partire dal giugno 2013 rimarrà in vigore una generica detrazione per interventi di ristrutturazione e nell’infinito giorno della marmotta italiano, avremo riportato le lancette dell’orologio al 2006, quando esisteva solo il 36%. Incentivi per tutti: per il risparmio energetico ripassate un’altra volta.
Peraltro il Decreto Legislativo 28 del 3 Marzo 2011 impegnava il Ministro dello Sviluppo Economico con il Ministro dell’ambiente a mettere in campo, con decreti, un sistema d’incentivazione specifico per le fonti rinnovabili termiche e l’efficienza energetica, basato su un meccanismo simile al conto energia. Tali decreti dovevano essere approvati per settembre 2011. La pratica della consultazione nel nostro paese non è ancora affermata altrimenti saremmo pronti a fornire alcune osservazioni o proposte di modifiche rispetto alla bozza di decreto che è circolata informalmente a novembre scorso. Ma l’avvento del governo Monti l’ha fatta sparire, sarà forse nella tana della marmotta.
Il conto energia
La riforma del meccanismo di incentivazione dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici era invece annunciata da tempo. Del resto, l’esplosione del mercato tra il 2010 e il 2011 ha determinato un onere complessivo di circa sei miliardi di incentivi. Sei miliardi che peseranno sulle bollette di famiglie e aziende per i prossimi vent’anni. Non va comunque dimenticato che il successo degli impianti fotovoltaici ha contemporaneamente determinato alcuni effetti positivi, come la riduzione dei prezzi sulla borsa dell’elettricità e la chiusura di alcuni impianti termoelettrici, con la riduzione complessiva degli impatti ambientali prodotti dalla generazione di elettricità.
In ogni caso, da più parti si è sollevata l’esigenza di contenere l’ulteriore crescita di tali incentivi. Non stupisce quindi che il nuovo decreto preveda la riduzione degli incentivi per i nuovi impianti. Risultano però piuttosto incomprensibili alcuni dettagli poco coerenti con le priorità annunciate. Ad esempio si introducono pesanti adempimenti burocratici aggiuntivi anche per impianti di taglia relativamente piccola, come l’iscrizione agli appositi registri. Giova ricordare che ogni onere burocratico aggiuntivo richiesto, fa aumentare i costi a carico di chi sviluppa impianti, sia in termini diretti che indiretti (rischio di non realizzare l’impianto stesso). Se riducessimo la burocrazia e i rischi, potremmo anche ridurre ulteriormente gli incentivi. O no?
Un altro particolare apparentemente inspiegabile è il meccanismo con cui si incentiva la sostituzione di coperture in eternit o amianto, che sono una vera e propria emergenza nazionale. È comprensibile che gli incentivi agli impianti fotovoltaici diminuiscano nel tempo (circa 5-10% a semestre): ci si attende infatti miglioramenti dei processi produttivi e riduzione dei costi di installazione. Ma i costi della sostituzione delle coperture in amianto non diminuiranno certo altrettanto velocemente, allora perché il premio si riduce del 66% in meno di due anni?
Il nostro paese ha speso (e spenderà) molto per la promozione del fotovoltaico, forse troppo, grazie all’incapacità di governare il fenomeno di chi ha scritto le norme precedenti (in molti casi gli stessi tecnici che ora tornano sui loro passi). Oggi però si poteva trarre maggiori benefici dai sacrifici fatti e invece si vuole fermare la definitiva maturazione del settore. Ci sembra si stata fatta una certa confusione tra l’efficienza economica del sistema, per la quale è utile proporre sistemi d’incentivazione snelli ed efficaci, e l’esigenza di sostenere i bilanci delle società termoelettriche.
I rifiuti indifferenziati come rinnovabili elettriche
Ma il vero capolavoro, la marmotta dal cilindro, è stato realizzato con il decreto che dovrebbe promuovere le altre rinnovabili elettriche come l’idroelettrico, l’eolico, le biomasse. Nessuno infatti poteva pensare che si potessero considerare come fonte rinnovabile i rifiuti indifferenziati. In questo caso il balzo all’indietro è di oltre vent’anni, quando un provvedimento ministeriale (la deliberazione CIP 6 del 1992) introduceva il concetto di “fonti assimilate alle rinnovabili”, grazie al quale i soldi dedicati alle rinnovabili andavano a finanziare le peggiori porcate ambientali: come raffinerie e inceneritori.
Con una sola mossa si ottengono una serie di risultati disastrosi: si dice ai comuni ricicloni, che sono dei fessi, perché i premi vanno a chi non differenzia; si dice ai cittadini che sbagliano a sforzarsi di separare i rifiuti; si promuove l’idea che non esistano alternative all’incenerimento indifferenziato, contrariamente alle norme e alle prassi diffuse ampiamente in Europa e in alcune realtà locali italiane; si scarica sulle bollette elettriche l’onere di risolvere annosi problemi (come lo smaltimento delle ecoballe depositate in Campania in attesa di una soluzione); si diminuiscono i fondi disponibili per gli impianti rinnovabili a minor impatto ambientale (se il tetto per gli incentivi è fisso, più soldi si danno agli inceneritori, meno ne rimarranno per gli altri). Se la buttassimo in politica, un assist insperato per le rivendicazioni del Movimento 5 Stelle.
In termine tecnico potremmo parlare di filotto.
L’uomo del passato
Il combinato disposto di tutte queste norme determina un quadro chiaro. Il ministro Passera è un uomo del passato, incapace di comprendere le sfide del nuovo millennio, ignaro delle novità in termini di politiche, prassi e tecnologie, impermeabile alle ragionevoli richieste dei settori economici che in questi ultimi anni hanno prodotto di più in termini di innovazione e tutela ambientale.
Ma che bella marmotta.












Pietro Mineo said on 2 agosto 2012
Le varie LOBBY FORTI, HANNO PUNTATO SUL RITORNO AL PASSATO ? Se fosse cosi oltre che marmotta…
Filippo Filippini said on 4 agosto 2012
C’è un settore che boccheggia ed è quello edilizio, spingere verso la ristrutturazione è comunque positivo perché non si consuma suolo. Inoltre ci sono già normative stringenti sulle classi di consumo degli edifici.
Per gli incentivi al fotovoltaico anche no, grazie. Finiscono in bolletta delle famiglie più povere drenate spesso verso veri e propri speculatori. La potenza installata è già notevole, non c’è più bisogno di introdurre il concetto che si può produrre energia dal sole. Ora che la tecnologia cammini con le sue gambe, se ne ha. Incentivare un kwh fotovoltaico 10 volte il costo di un kwh da altre fonti non può far altro, cosa del resto già successa, che bloccare la ricerca sul settore verso il raggiungimento di una grid parity comunque molto lontana e favorire appunto speculazioni che, in alcuni casi, non esito a definire bieche.