Cominciamo dalla fine
21 agosto 2012 in News
La sensazione, in giro per il mondo, è che ci si prepari alla fine della fase acuta della recessione: alcuni fermamente intenzionati a tornare allo status quo precedente, come se niente fosse; altri decisi invece a cambiare le condizioni che hanno determinato i disastri economici e sociali, di cui ancora soffriamo le conseguenze; altri ancora in mezzo al guado, tra il confuso e l’impotente.
Cominciamo dalla fine. La politica è il grande assente in questo delicato punto di svolta. E non solo quella specie di opera dei pupi a cui è ridotta quella di casa nostra. Non è riconoscibile un progetto politico di respiro lungo delle grandi nazioni democratiche, senza il quale non è possibile né il confronto, né un avvio di cooperazione. Le elezioni negli USA e in Germania, con campagne elettorali, prolungate da elezioni intermedie di varia ampiezza, hanno finito con l’assorbire quasi gli interi mandati di maggioranze e opposizioni, condizionando pesantemente le interpretazioni della crisi e i modi di affrontarla.
Ma l’avvicinarsi delle scadenze elettorali ha almeno il pregio di mettere a nudo, impudicamente verrebbe da dire, quanto fin qui sospettato da molti: e cioè che i nodi principali da sciogliere, per superare questa fase e provare a mettere le basi per altro, sono tutti nei comportamenti delle banche, le grandi soprattutto. E così, dove non è arrivata la politica, stanno arrivando i giudici, quelli inglesi e, in particolare, americani.
I nodi, i principali:
- la questione Libor (e Euribor), ovvero la fissazione del tasso interbancario sul mercato finanziario internazionale (ed europeo), affidata a diciotto banche internazionali, in nome della famosa autoregolazione; le quali hanno invece fatto cartello, con la complicità delle banche “minori”, al fine di adottare quel tasso, e non quello prossimo allo zero applicato loro dalle rispettive banche centrali, come riferimento anche per i clienti commerciali. Conseguenze: lucro e abbattimento dei rischi per le banche, ulteriore strozzatura dell’economia reale.
- l’intreccio tra affari ad alto rischio e comportamenti illegali. La Deutsche Bank è indagata dalla giustizia americana per riciclaggio (sì, come un capomafia di casa nostra) di fondi provenienti dall’Iran e dal Sudan, insieme ad altri tre istituti non ancora nominati. E già dal 2009 le filiali americane di grandi banche europee (Abn Amro, LLoyds, Credit Suisse….) sono accusate di aver fatto il gioco di Iran , Cuba e Corea del Nord. Per la Standard Chartered si parla di “ripulitura” di fondi provenienti da paesi legati al terrorismo e alla droga. Come nota Marco Onado (editoriale de Il Sole 24Ore del 17 agosto), la svolta che fa pensare che stavolta non ci si accontenterà di patteggiamenti è nel riferimento a una legge del 1921, che non richiede la dimostrazione dell’intento fraudolento dell’accusato da parte dell’accusa.
I Procuratori negli USA sono cariche elettive e qualcuno potrebbe anche pensare che la politica, abbandonata la porta principale, stia rientrando dalla finestra dei tribunali. Ma se l’azione di questi giudici dovesse scontrarsi con gli obiettivi del futuro Presidente, che ne sarà di questi processi?
In Europa, intanto, mentre le pretese tedesche sugli altrui bilanci sono ribadite con ottusa monotonia, quasi ad impedire ogni interlocuzione, la già casta Germania si oppone alla possibilità che la sorveglianza centralizzata della BCE si estenda a tutte le banche, incluse cioè le Casse di Risparmio (Sparkasse) e le loro controllate Banche Regionali (Landesbanken), generalmente di natura pubblica e, quindi, legate alla politica. Queste banche raccolgono insieme il 50% dei depositi di famiglie e imprese tedesche e alcune di loro toccano dimensioni superiori alla gran parte delle banche (private) italiane. Sono anche le banche che, qualche anno fa, hanno più investito in titoli tossici, ricevendo per questo aiuti UE e nazionali.
Ma il dato più preoccupante, come sottolinea Riccardo Sorrentino (Il Sole 24Ore, 12 agosto 2012, p.11) è che il sistema dei controlli, attualmente facente capo alla Bundesbank, è più formale-burocratico che sostanziale e le regole del gioco rischiano di irrigidirsi pesantemente, se la sorveglianza passasse alla BCE.
A fronte di tutto questo, L’Economist ha coniato il neologismo banksters, per indicare che Al Capone era solo un po’ meno tecnologicamente evoluto di questi signori. E allora qui sorge spontanea una domanda: ma l’indignazione, che solo mesi fa riempiva le piazze e che ora avrebbe sostanza davvero per chiedere svolte epocali, che fine ha fatto? O era indirizzata solo alla banca “del mio vicino” e ora che si scopre che non si salva nessuno, ognuno teme per il proprio orticello?
Qualcosa bisognerà cominciare a fare, tuttavia. E la proposta più sensata che comincia ad emergere è, per dirla con le parole di Luigi Zingales, “lo spezzatino”, ovvero nuove regole che impongano (di nuovo) la divisione tra banche commerciali e banche di investimento, per evitare che possano continuare a scaricare sulla clientela i loro eventuali investimenti finanziari fallimentari, attraverso il collocamento di obbligazioni “fasulle” (ricordate Cirio e Parmalat, tanto per fare un esempio nostrano?). “Lo spezzatino” implicherebbe anche dimensioni minori e, auspicabilmente, un allentamento dei legami con la politica di gestione. Regole da estendere a livello internazionale, possibilmente: e qui torna il discorso sulla necessità di una politica di visione, che torni ad essere consapevole che l’interesse particolare si consegue in modo più efficace e duraturo, perseguendolo contestualmente all’interesse generale.
L’opera dei pupi nostrana è lontanissima da questi discorsi: eppure io credo che dovrebbero essere al centro delle riflessioni per la costruzione dell’Italia futura. Cioè: la Prossima Italia.












angelo d'anna said on 21 agosto 2012
Leggendo mi viene in mente un’intervista di Nouriel Roubini a La Repubblica del 16 giugno u.s.
Roubini affermava che ” per ricevere l’aiuto della BCE, i paesi periferici avrebbero dovuto cedere una parte della loro sovranità, con particolare riguardo alla Germania. ”
La lettura del post della Castellani, mi conforta nella risposta da me twittata a Roubini : http://wp.me/p2oV1d-6v
enrico buffagni said on 21 agosto 2012
Ciao Rita, mi sbaglierò ma l’Andreotti in me tende a collegare la tardiva “Conversione-di-Zingales-al-BuonSenso” (31 luglio 2012) alla precedente e ben più spettacolare conversione di Sandy Weil (25 luglio 2012) http://www.youtube.com/watch?v=CV0wW2VmB7Q
La questione delle banche locali mi pare decisiva. La Francia ha tutto l’interesse (in ottica anti-tedesca) nel dare alla BCE la vigilanza sulle “banche locali”. Quasi non ne ha (e dovrà crearle per decentralizzare maggiormente il credito). Tuttavia, crearle dentro ai limiti della BCE non sarebbe un problema (qui ne parla anche Attali, nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo francese che lui vorrebbe ispirato ad un’Italia che non esiste: la maggior parte delle mini-multi italiane non sono nate dal procurement pubblico ma tant’é… http://www.youtube.com/watch?v=c_fzbeNLloQ&feature=player_detailpage#t=1839s ) . Quelle tedesche invece, come hai detto benissimo, sono over-leveraged. e permettono la decentralizzazione del debito e il suo trasferimento al settore privato che permette a sua volta al Sovrano di sfoggiare cotanto debt-to-gdp ratio. Se fosse la BCE ad esercitare la vigilanza il deleveraging che verosimilmente dovrebbe imporre a quelle tedesche avrebbe conseguenze non proprio gradevoli. Quel che mi rende nervoso riguardo alla centralizzazione assoluta della vigilanza è il fatto che avvenga simultaneamente al pareggio di bilancio. Lo so che, dovendo mandare a casa l’attuale classe politica, si dovrebbero legare loro le mani. Temo però che le conseguenze di lungo periodo di: 1) tassi imprevedibili per il Sovrano (ma alti, specie in rapporto alla crescita – “demografia è destino”), 2) obbligo di pareggio di bilancio e 3) vincoli rigidi perfino sull’erogazione del credito (money creation) nelle banchette locali renderebbe uhm… piuttosto difficile governare. Qualche off-balance sheet vehicle viene sempre bene. Il problema è quando sono gestiti in modo clientelare. Ma questo è un problema risolvibile con regole e trasparenza. Il mio personale trade-off, per quel che vale, è che preferisco lasciare strumenti alla politica e confidare nella vigilanza cittadina (molti si stanno svegliando) piuttosto che legare le mani agli attuali politici per poter prendere il loro posto e scoprire che non si può fare più niente di niente a parte vendere le municipalizzate per abbassare il debito ed essere degni di ricevere altro credito che si potrebbe ricevere comunque se la la BCE non rompesse le scatole. Sono troppo PSI? Saluti
angelo d'anna said on 22 agosto 2012
R. al tuo commento su citizensquare:
La notizia porta in sé una novità: non la bontà, ma la pressione ddi portatori di interessi diversi. Gli stakeholders.
Addirittura fondi pensione getiti dalle medesime istituzioni finanziarie.
Evidentemente, emerge con prepotenza una questione etica, sicuramente per iniziativa di gruppi o istituzioni umanitarie, unitamente forse, ripeto forse alla prassi moderna di presentare bilanci sociali.
Della cui definizione un o stralcio:
Il Codice Etico è l’altra faccia del Bilancio Sociale. Infatti dalla missione aziendale si possono diramare due attività concomitanti, una più generale rivolta al controllo delle politiche d’impresa (il Bilancio Sociale), l’altra ai comportamenti individuali (il Codice Etico).
Può definirsi come la “Carta Costituzionale” dell’impresa, una carta dei diritti e doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di ogni partecipante all’organizzazione imprenditoriale.
E’ un mezzo efficace a disposizione delle imprese per prevenire comportamenti irresponsabili o illeciti da parte di chi opera in nome e per conto dell’azienda, perché introduce una definizione chiara ed esplicita delle responsabilità etiche e sociali dei propri dirigenti, quadri, dipendenti e spesso anche fornitori verso i diversi gruppi di stakeholder.
Io credo che la politica, fin’ora latitante,( salvo il ripristino discusso attualmente della Glass-Steagall), può essere sollecitata fortemente dai diversi portatori di interessi, nell’ambito innegabile funzione sociale dell’attività imprenditoriale.
Ritengo altresì che l’argomento può essere tema nel programma di prossimaitalia.
P.S. gradirei avere maggiori informazioni sullo sbarco a Londra dell’exchange di derivati proveniente da Chicago.
In proposito su nfA si svolge una discussione assai interessante.
Grazie.
Federico Dolce said on 23 agosto 2012
Condivido in pieno, soprattutto la questione del glass steagall e lo scandalo Libor (che i media americani stanno cercando di far passare per una cosa positiva, che alla fine ha portato benefici anbche alla middle class).
Riguardo invece alla risposta al post precedente, mi sono consultato con il sig. Morris che mi ha risposto:
“I work with teh EU Commission tax & Customs. I can categorically tell you:-
* The EU Commission is against Rubik. It undermines automatic exchange of information, especially with Luxembourg.
* As a result it harms the EUSD amendments as LU / AT will veto amendments if Germany and Italy do Rubik.”
quindi un approccio step-by-step non sarebbe il nostro caso: lo sarebbe forse ceonomicamente ma non geopoliticamente.
e la EUSD è particolarmente importante da portare a compimento perchè permette di operare non solo sulla svizzera ma anche su Lussemburgo, Austria e Belgio all’interno dell’ EU e Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino, Jersey, Isola di Man, Guernsey, Isole Cayman, Hong Kong, Panama, e Singapore che insieme detengono una cifra enormemente maggiore di solamente quella svizzera.
ma soprattutto che:
” The Rubik has loopholes which will allow 90% to escape, via.
- Trusts and foundations without named beneficiaries
- Non Swiss insurance wrappers, eg Luxembourg, Ireland, Liechtenstein, Gibraltar
- Companies with “commercial purpose” eg offshore trading or consulting
- Inheritance tax is impossible because bank won’t know if original settlor has died
- Swiss trustees managing foreign bank accounts
- Foreign branches and subsidiaries
- Routing of gains through foreign banks
- Place assets in tax deferred vehicle such as pension and then retire outside Rubik territory ”
Questi sono i veri motivi per cui alla fine pochi-nessun capitale sta fuggendo dai lidi d’oltralpe (altrimenti sarebbe un suicidio per le autorità svizzere pagare una montagna di soldi per suicidarsi economicamente).
Con Morris abbiamo stimato che uno scambio completo di informazioni porterebbe circa 25 volte tanto all’Italia di un rubik mal contrattato.
Il miglior step da intraprendere per non compromettere future impostazioni di una finanza trasparente e legale sarebbe quello di imporre alla svizzera un Rubik deal “aggiustato” senza loopholes e a tassi uguali (se non maggiori) di quelli tedeschi, ma non abbiamo assolutamente il peso politico per farlo (specie dopo gli scudi fiscali di Tremonti).
Non voglio innescare un flame, sono rimasto molto deluso dal vedere il mio commento cancellato dal blog di Pippo Civati, credo enormentente in quello che fate e vorrei dare il mio supporto – nel mio piccolo- alla discussione visto che siete forse gli unici a professare un movimento realmente 2.0
mi rendo conto che non possiamo essere tutti esperti di finanza internazionale, ma proprio per questo vi porto le conclusioni di chi ci lavora tutti i giorni ed è considerato un esperto continentale in materia.
Credo che ottenere il massimo risultato sia nell’obbiettivo di noi tutti, e riuscire ad far pressione sul maggior partito di centro-sinistra italiano perchè faccia da apripista (o almeno faccia parte) di un grande movimento progressista europeo che combatta le giuste battaglie per un europa migliore sia un sogno non irrealizzabile.
Per favore non chiudiamoci in posizioni dogmatiche.
Grazie per l’attenzione
F D
rita said on 23 agosto 2012
Ahimè, la Commissione UE non e’ monolitica, e non solo su questo. Le sue sezioni, attribuite a commissari di diversa provenienza nazionale, rispecchiano spesso le posizioni dei relativi governi. Alla fine, contano gli atti ufficiali, no? Dunque: lo scorso anno la Commissione aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti di Germania e UK perl’accordo con la Svizzera; i due paesi si sono impegnati a rivedere l’accordo; nel marzo di quest’anno, la procedura e’ stata ritirata e la Commissione si e’ dichiarata soddisfatta. OK?
Se poi la sezione Tax & Customs ha già problemi a far applicare le condizioni di concorrenza a degli Stati membri, figuriamoci quanta influenza potrà avere sulla Svizzera, no?
In realtà, lo scambio automatico delle informazioni e’ già previsto nel Trattato OCSE, la cui firma la Svizzera sta tentando di ritardare come può’, e non credo che potrà ancora per molto. Il fatto e’ che con le informazioni ci caviamo pochino: una volta l’evasore sia stato individuato dalle autorità fiscali italiane e ingiunto a pagare penali magari salatissime, può ricorrere fino al terzo grado di giudizio (noi non siamo per la giustizia sommaria, vero?). Passano cinque o più anni prima che il fisco possa sperare di accedere al dovuto: e in cinque anni si’ che si trovano comode sistemazioni anche per svariati milioni di euro…
Credimi, Federico, ci ho pensato parecchio e credo di poté concludere che senza la collaborazione attiva delle autorità svizzere, non si conclude niente.
Quanto al tuo post nel blog di Pippo, visto che li’ si rimanda direttamente a questo sito, e’ stato cancellato perché costituiva un doppione di quello presente qui.
Infine, se vuoi collaborare, magari! Metriti in contatto con qualcuno di noi: per esempio, io sono su FB e si Twitter con lo stesso avatar.
Federico Dolce said on 23 agosto 2012
Inanzitutto grazie per la risposta e chiedo scusa se i toni non sono sembrati molto cordiali.
In realtà condividiamo molte visioni della faccenda, magari mettendo l’accento più su di un aspetto che su altri.
Per esempio frasi come “Il fatto e’ che con le informazioni ci caviamo pochino” sono senza dubbio realistiche, magari pragmaticamente disilluse, ma dal mio punto di vista assolutamente centrali.
Per esempio anche se la trafila giudiziaria è lunga, il congelamento dei beni tramite rogatoria è prassi, quindi anche se ci si mette un pò di tempo non è che i soldi spariscono (uovo oggi, gallina domani, appunto).
E poi è vero che abbiamo questo problema ma secondo me non va accettato passivamente! E’ un problema nostro ed è un problema che va risolto, se non altro perchè ci mette in una posizione come questa: dove ci importa relativamente di quello che invece è l’intero fulcro della faccenda ed è stata la ragione prima per cui è partita tutta la bagarre! Lo scambio delle informazioni, la cessazione del segreto bancario è il nucleo principale della faccenda e non possiamo relegarlo a contentino di scarsa utilità, ma ricordarci che è il primo strumento per evitare evasione (che fa da serbatoio per la criminalità).
Oltretutto è un problema nazionale, quindi – per storico ed insormontabile possa sembrare – la sua soluzione dovrebbe essere più alla nostra portata che non gli accordi internazionali a livello europeo!
Comunque (visioni della commissione sulle settori di competenza a parte) rimango dell’idea che per lo meno si debba evitare di fare cartacarbone dei rubik con uk o germania. se proprio vogliamo farli io prenderei a modello la direttiva europea emendata che austria e lussemburgo stanno bloccando (proprio perchè a differenza della precedente…. questa funziona!).
Per imporla però ci va un peso politico non indifferente… altrimenti ci ritroviamo con un altro scudo fiscale dal gettito fortemente sovrastimato come Tvemonti ha insegnato ripetutamente…
Non so fino a che punto Prossima italia possa influenzare e fare pressione sul PD perchè queste idee vengano prese in considerazione, nè quanto il PD poi possa riproporle al governo… ma se dobbiamo provarci proviamoci bene, no?
Il post qui sopra (e la sua chiusa soprattutto) esprime esattamente la linea da tenere, sia tecnicamente che eticamente. Speriamo di riuscirci.
A vostra disposizione, ti contatterò in privato.
F D
Prossima-Italia said on 25 agosto 2012
Buongiorno Federico, e grazie per il contributo davvero interessante. Intervengo solo per una precisazione marginale: il tuo commento non è stato cancellato dal blog di Civati, semplicemente è stato bloccato dal sistema antispam come spesso succede quando un commento contiene link (è un limite del filtro, purtroppo). Tranquillo che sul blog di Pippo i commenti vengono pubblicati senza problemi. Ora è on line, comunque.