La legge elettorale a scatola chiusa
23 agosto 2012 in News

Ci continuano a ripetere che il Porcellum va cambiato perchè il cittadino deve poter scegliere i suoi rappresentanti. Logica conseguenza: andrebbero cancellate le famigerate liste bloccate.
Bene, ricapitoliamo allora i capi saldi della legge elettorale su cui i partiti della strana maggioranza avrebbero trovato un accordo. Il sistema elettorale sarà di base proporzionale con uno sbarramento nazionale fissato al 5% e una clausola detta “salva Lega” che prevede uno sbarramento all’8 per cento in almeno tre circoscrizioni regionali.
Veniamo alla scelta dei parlamentari: il sistema di elezione avverrà con un mix di collegi uninominali e listini bloccati.
I rapporti tra i due canali di elezione non sono, però, ancora stati definiti con precisione. Comunque, poco meno della metà dei parlamentari sarà scelto come nel Porcellum: con liste bloccate, che adesso si chiameranno listini corti. Ovvero, i partiti potranno ancora nominare direttamente circa 200 deputati e 100 senatori.
L’altra metà dei parlamentari sarà scelto con collegi uninominali ma, attenzione, con un sistema di attribuzione dei seggi su base proporzionale. Si dice: c’è il collegio, la gente vota il candidato. Non è vero: i voti di ogni collegio verrano poi raggruppati per circoscrizione (quando grande, ancora non si sa) e i seggi assegnati proporzionalmente ai candidati che hanno preso la percentuale più alta nei singoli collegi. Insomma, non è affatto detto che chi prende più voti in un collegio venga eletto, né che chi ne prende meno sia escluso.
Per di più, questo sistema, già in uso per le elezioni provinciali (da cui il nomignolo di Provincellum), lascia ampi margini di accordi sottobanco ai leader dei partiti, soprattutto al Sud, dove ancora esistono i pacchetti di voti: mettimi un candidato scarso in quel collegio così eleggo il tizio che mi piace e io farò lo stesso con uno tuo.
Conclusione: i parlamentari saranno ancora scelti dai partiti e non dai cittadini.
Non è certo finita qui.
Il premio di maggioranza si trasforma nel premio al partito che prende più voti, e si dovrebbe aggirare tra il 15% e il 12%. Quindi si torna automaticamente a votare il partito a scatola chiusa e non la coalizione che vincendo governerebbe il nostro paese. Il cittadino vota e non sa come verrà utilizzato il suo voto, si dovrebbe cioè fidare dei partiti in un momento in cui meno del 5% degli elettori ne ha fiducia.
Si finge quindi di ignorare un piccolo dettaglio: molti elettori scelgono un partito anche in base alle alleanze che questo farà. La conclusione è che il governo verrà scelto dalle segreterie romane dopo il voto e non dai cittadini.
Una riforma elettorale che pare fatta apposta per tirare la volata all’astensionismo e al movimento di Grillo.
Ci preme a questo punto sottolineare una questione assai importante: come, all’interno dei partiti e in particolare del partito democratico, saranno scelti i candidati da mettere nei listini corti bloccati e da far correre nei collegi uninominali. Ovviamente nessuna rassicurazione è venuta da parte del nostro segretario a proposito di una scelta attraverso le primarie.
Ci mancherebbe: a quel punto verrebbe meno il voto a scatola chiusa.












Paolo Sinigaglia said on 23 agosto 2012
Antonio se è così però NON sono ‘collegi uninominali maggioritari’, sono ‘collegi uninominali’ e basta: c’è una bella differenza.
Francesco Rubiconto said on 23 agosto 2012
I partiti sono ormai chiusi in una scatola chiusa e non riescono più a comprendere il bisogno che esprime oggi il cittadino. Lasciamo perdere le cretinate di Grillo e dei grillini. La domanda é: ” Posso, oltre a pagare le tasse ed avere servizi scadenti almeno avere la possibilità di scegliermi chi mi deve governare? “. In alcuni questo bisogno é consapevole in altri é irrazionale. L’irrazionalità in una dinamica di massa non é controllabile. Possibile che questi nostri politici non abbiano ancora capito una cosa così semplice? Non credo. Il ragionamento é: arriviamo alle elezioni contrapponiamo la destra alla sinistra facciamo finta di litigare un po’ e i cittadini, non avendo una alternativa, voteranno come hanno votato fino ad oggi. Risultato chi é dentro i gangli del paese corrotto voterà la destra. Chi ha interessi voterà la persona dalla quale li ha ricevuti a destra o a sinistra. Chi formula una domanda di partecipazione consapevole voterà il meno peggio in quella che si chiama sinistra e per alcuni aspetti, a volte, é anche più conservatrice rispetto alla destra. Il grande pericolo é la risposta irrazionale. L’analisi di una militanza grillina fatta di giovani genericamente di sinistra di generazione 2.0 é completamente errata. I flussi delle ultime elezione lo dimostrano. C’é per la prima volta un flusso in uscita dal M5S che non é andato a votare. Il flusso in entrata é un miscuglio di partiti anche antitetici. Questo flusso non é solo popolo di internet. Molti dei vecchi militanti del M5S che erano in rete stanno acquisendo la consapevolezza che quello dei meet up era un affare di Casaleggio & company. Il problema vero sono i non internauti ( giovani e anche tanti vecchi) i quali ricevendo una informazione solo televisiva si sono fatti l’idea che il M5S viene perseguitato e non fatto parlare. Ed é proprio per questo che lo votano. Fare una riforma elettorale come viene presentata da Ricci rappresenterà la fine dei partiti ma io credo anche della democrazia perchè comunque la pensiate quello che parla dal blog decidendo chi c’é e chi non c’é, chi deve fare l’assessore a Parma e chi no, se dobbiamo uscire dall’euro oppure no………………si proprio quel grande ignorante di Grillo non é molto diverso da chi urlava da un balcone di una piazza ovviamente avendo strumenti meno potenti per persuadere la gente. Chi é nei partiti solleciti i politici. Mi spiacerebbe dover andare sulle colline dell’Oltrepò come hanno fatto i nostri partigiani.
marco said on 23 agosto 2012
Lasciamo perdere le cretinate di Grillo e dei grillini??? Magari sono gli unici ad aver capito che i cosiddetti politici non lavorano per gli italiani, ma per autodifendersi, però se anche tu sei di un qualsiasi partito allora capisco la tua dichiarazione…
paolo hutter said on 23 agosto 2012
La cosa più grave di questa ipotesi di riforma è che col pretesto di superare la nomina dei parlamentari si cerca di intrdourre il bipartitiimo introducendo il sistema elettorale greco. cioè premio al partito che arriva primo. non proporzionale, non premio di maggioranza alla coalizione – come avviene negli enti locali – ma premio solo al primo partito. il centro sinistra e le sue primarie non esisterebbero più
Giuseppe (Beppi) DEL ZOTTO - UDINE Circolo7 said on 26 agosto 2012
non entro nemmeno nei meccanismi: mi basta fermarmi sulla soglia della democrazia . Questa è una di quelle leggi per le quali sarebbe stato necessario un vasto coinvolgimento dei cittadini. Ed invece sarà varata in un momento di emergenza, da tre segretari di partito che che si ritrovano insieme solo perchè, pur essendo alternativi, partecipano alla stessa commedia di sostegno a Monti; il tutto con una fiducia dell’elettorato nella capacità di rappresentanza dei partiti tendente a zero. L’unica cosa sicura è la riproposizione della “Legge truffa” ma chiamata “premio di maggioranza” e che potrebbe chiamarsi “penalizzazione dei partiti piccoli”, ma suona male. Tutto OK. Sarà una grande vittoria della sinistra!! Vedo alzarsi il sole dell’avvenire per le grandi masse del proletariato, dei giovani disoccupati, dei pensionati alla minima, ecc.
ANGELO CASARI said on 2 ottobre 2012
Primarie “di collegio” del Partito Democratico
Le prossime “primarie” hanno il principale scopo di scegliere il candidato più idoneo a ricoprire la carica del prossimo presidente del Consiglio (nella beneaugurata ipotesi che il PD, o la coalizione, vinca le elezioni). La scelta più intelligente che la dirigenza del PD abbia fatto negli ultimi anni.
Ho grande stima per i due candidati (Renzi e Bersani)che, allo stato attuale, hanno le maggiori chance di ottenere più preferenze. Entrambi con grandi doti; tra le molte cito, per Bersani, la “lungimiranza” di avere aperto le primarie ad altri candidati, e per Renzi il “coraggio” di candidarsi a Capo del prossimo Governo in una situazione economica e politica (nazionali e internazionali) così difficili. Per non dire, di entrambi, molti altri meriti!
Tra gli iscritti al PD che stanno organizzando i comitati “pro Renzi” e “pro Bersani” noto un certo atteggiamento da “tifo da stadio” che mi infastidisce non poco.
Ma perché contestualmente alle primarie per il candidato Premier il PD non fa le primarie anche per i candidati al parlamento? Le cosiddette “primarie di collegio”? (è questo il termine giusto??).
E’ infatti convinzione di molti iscritti, e anche non iscritti ma fortemente simpatizzanti, che le “primarie di Collegio” sarebbero lo strumento più adatto per aumentare il grado di partecipazione dei votanti nella scelta dei propri parlamentari, aggirando così sia gli inconvenienti del “sistema delle preferenze” (che prevedono che vincano coloro che dispongono di più denari), e sia l’inconveniente del sistema del “collegio uninominale” (i cui candidati sono comunque scelti dall’”apparato”).
Al di la delle dichiarazioni di “rinnovamento” anch’io, come molti altri, penso che dando agli elettori uno strumento di maggiore partecipazione si potrebbero più facilmente “spazzare via” personaggi ormai cotti ma quasi inamovibili.