Quer pasticciaccio brutto dell’Assemblea Nazionale
17 luglio 2012 in News, Uncategorized
“Il Paese non è fatto delle nostre beghe”. Con queste pessime parole del segretario Bersani si chiude un’Assemblea Nazionale che, al contrario, poteva segnare qualche passo avanti per il Partito Democratico nella costruzione di un progetto di Governo per il rilancio del Paese.
Caro segretario, per me chi si comporta così non può risolvere nessuna bega, né quelle del PD, né quelle del Paese. E qui di seguito troverai quattro forti argomenti che dimostrano che si cerca di limitare in tutti i modi il dibattito in Assemblea: perché i voti non si contano, perché si inventano regolamenti e prassi parlamentari che non esistono, perché si usano due pesi e due misure con gli ordini del giorno, perché si inventano impegni parlamentari per ridurre la durata dell’assemblea.
E dire che la relazione e la replica di Bersani contenevano molti spunti positivi, anche se a me ha colpito molto la conclusione: “noi per questa Italia faremo qualcosa”. Qualcosa, ma non sappiamo cosa, mi suonava in testa.
Comunque la relazione viene approvata a larga maggioranza, con 5 astenuti e un voto contrario (che poi mi confesserà di essere un favorevole distratto che ha lasciato la delega alzata per troppo tempo).
Poi siamo passati agli ordini del giorno. E lì la presidenza (coperta dal Segretario, dal Vicesegretario e dai capigruppo Camera e Senato) ha dato il peggio di se per evitare che l’assemblea potesse discutere di primarie e di diritti civili.
Infatti, prima con grande enfasi si vota il documento redatto dalla commissione per i diritti. In più ci sono due ordini del giorno aggiuntivi che chiedono che non si parli genericamente di “presidio giuridico” per le unioni omosessuali, ma di matrimonio.
Il documento viene votato dall’assemblea. La conta viene fatta da sei scrutatori (tra i quali il sottoscritto e Moreno Minacci), e coordinata dallo scrutatore capo: Paolo Rappuoli, presidente dell’assemblea regionale del PD della Toscana, uomo molto molto molto vicino a Rosy Bindi.
Problema democratico numero uno: come si contano i voti?
Si votano i favorevoli e cominciamo a contarli: io ho un settore che è un sesto dell’assemblea: i favorevoli sono 38. Rappuoli ci dice che il numero non importa. Poi contiamo i contrari (io ne conto 4, il mio settore è molto “bersaniano”). In totale li contiamo per bene e sono 38. Poi contiamo gli astenuti: io ne conto 6, gli altri scrutatori danno i loro numeri e la somma faceva circa 60. Rappuoli dice che il numero degli astenuti non interessa.
La Bindi ha dato ordine esplicito di non contare i favorevoli a Rappuoli, quando sono evidentemente la maggioranza, e la Bindi ha dato ordine esplicito a Rappuoli di non contare gli astenuti, quando ci sono dei contrari. Così, essendo che l’assemblea nazionale è fatta di 1000, pare che la votazione sia finita 962 a 38, come la Bindi lascia intendere alla stampa: “Hanno votato contro solo 37 persone su mille”. In realtà la votazione è finita 150 (circa) contro 38 contrari e 60 astenuti. Considerate infatti che meno di 500 delegati si sono registrati e che un terzo abbondante è fuggito subito dopo aver applaudito Bersani. Se volete provare a contare le mani, in questo video si vede mezza assemblea che vota in due inquadrature. Moltiplicate le mani alzate per due e vedrete di quanto ho sbagliato a contare. (Minuto 24; al minuto 25:37 notate come la Bindi si astenga dal dire quanti sono gli astenuti).
Problema democratico numero due: cosa si vota?
La presidente Bindi e la vicepresidente Sereni spiegano che questi ordini del giorno sono “preclusi”, cioè non si possono votare. Perché? Testuali parole di Marina Sereni: “alla luce della votazione che abbiamo appena fatto dal punto di vista della presidenza questi odg sono preclusi perché abbiamo appena votato un documento che ha impegnato il PD alla ripresa ad affrontare la questione con la direzione nazionale”.
E poi, ancora Marina Sereni precisa: “la presidenza mettendo in minoranza Scalfarotto ritiene tuttavia preclusa la possibilità di votare questi ordini del giorno. Chi sta in Parlamento dovrebbe sapere…abbiamo appena votato 10 minuti fa un documento, un odg che nega il contenuto di un voto fatto 10 minuti fa è precluso, perché la democrazia pretende delle regole.”
E mentre alcuni di noi urlano: “Siete degli alieni”; “Uscite dal Parlamento e venite dal Paese”, gli ordini del giorno non vengono votati.
Che ignoranti che siamo: non conosciamo come funziona il Parlamento. Ecco, ce lo siamo andati a vedere oggi.
Il Regolamento della Camera parla chiaro (qui): l’ammissibilità di ordini del giorno si decide prima che si votino gli ordini del giorno. Alla Camera è prassi comune (come in tutti i consigli comunali, provinciali e regionali) votare ordini del giorno contrastanti. Tutti noi ci ricordiamo le battaglie all’ultimo voto in Senato durante l’ultimo governo Prodi, quando non c’era maggioranza in “politica estera” e passavano ordini del giorno parzialmente contrastanti per il rifinanziamento delle nostre missioni. Non ve lo ricordate? Va bene allora prendetevi il resoconto di una delle ultime sedute della Camera (27 giugno 2012 , da pag. 24). Per prima cosa, prima di votare, si dice quali sono gli ordini del giorno non ammessi, poi si votano tutti gli altri, a meno che non siano spontaneamente ritirati o accettati dal Governo, indipendentemente dal fatto che prima si siano approvati odg similari. Quindi la norma della preclusione non esiste in Parlamento. Su questo argomento possiamo stendere un velo pietoso sulla presunta ignoranza di Marina Serena, ma per Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, non si può non invocare la malafede.
Problema democratico numero tre: perché non si vota?
Sui tre ordini del giorno presentati da Civati-Gozi-Vassallo ed altri, non ci hanno fatto votare.
Perché? Un po’ perché l’assemblea ha votato subito prima un documento (su cui nessuna commissione ha ufficialmente lavorato, e che nessuno dei delegati ha potuto vedere) che in parte incorporava alcuni dei temi proposti (primarie leader, primarie parlamentari, tre mandati).
Inoltre ci è stato spiegato, sempre sulla base della prassi parlamentare, che non ha senso votare né odg che siano in contrasto con quanto votato, né che ribadiscano tematiche già fatte proprie dall’assemblea, visto che abbiamo approvato la relazione di Bersani che già ne parlava.
La Presidente Bindi dice esplicitamente: “La sintesi preclude tutto il resto.”
A parte il fatto che è ovvio che questa motivazione è palesemente infondata, perché deve essere ammesso a votazione ogni ordine del giorno rafforzativo (ovvero tendente a specificare che le generiche “forme di partecipazione” siano “primarie aperte”) l’assemblea era stata chiamata pochi minuti prima a votare due ordini del giorno: uno sugli esodati, uno sulla spending review (li trovate qui, in fondo alla relazione di Bersani: ): ebbene, entrambi questi ordini del giorno affrontavano temi già esposti da Bersani e intendevano essere dei rafforzativi. Nessuno, a cominciare da Bersani o dalla presidente ha avuto nulla da eccepire: infatti sono passati entrambi all’unanimità.
Quindi la tanto sbandierata regola della preclusione, che in Parlamento non esiste, si applica solo quando si vuole.
Problema democratico numero quattro: la premeditazione.
Quello che sostengo è che c’è una volontà esplicita della presidenza dell’assemblea di ridurre al minimo il dibattito e di cercare di evitare ogni tipo di votazione. Anche inventando motivi per ridurre il nostro tempo a disposizione per dibattiti e votazioni.
Le prove?
Lettera d’invito di Rosy Bindi (5 luglio):
Care democratiche e cari democratici,
la prossima Assemblea nazionale si terrà a Roma nella sola giornata di sabato 14 luglio presso il Salone delle Fontane – Via Ciro il Grande, 10/12 – Roma Eur.
Il nuovo calendario degli impegni parlamentari rende impossibile, come avevamo previsto, iniziare i nostri lavori nel pomeriggio di venerdì.
Va beh, i parlamentari sono impegnati, taglieremo il dibattito.
Bene, andatevi a guardare il calendario della Camera per Venerdi 13 luglio: nessuna riunione in aula, solo due commissioni convocate.
Va beh, Rosy Bindi sta alla Camera, però tiene conto degli impegni del Senato.
Il Senato era chiuso.
Credete che qualcuno ci debba una risposta? O credete che queste siano solo beghe di cui niente interessa a nessuno?












daniela nedelcu said on 17 luglio 2012
Credo che si debba chiedere l’analisi di quanto accaduto alla commissione di garanzia.
daniela nedelcu said on 17 luglio 2012
Questo il regolamento: http://www.partitodemocratico.it/doc/108089/regolamento-delle-commissioni-di-garanzia.htm
angelo d'anna said on 17 luglio 2012
L’unico commento che posso proporre è questa lettera a Bersani di un ragazzo nato nel’92.
Comincia così:Caro Segretario Pierluigi Bersani,
ha mai ascoltato quel bellissimo album di Beck chiamato Sea Change? A un certo punto, in un disco costruito su una malinconica chitarra acustica, si faceva spazio una canzone speciale. Si chiamava Lost Cause, la “causa persa”, e il ritornello, perfetto ed equilibrato come pochi, diceva questo, e solo questo: baby, you’re a lost cause, “piccola, sei una causa persa”.
e prosegue così: http://wp.me/p2oV1d-dp
Massimo Nocentini said on 17 luglio 2012
E poi ci si stupisce se escono fuori “fenomeni” come Renzi??? Ringrazino il cielo se non succede di peggio!!! (però se lo meriterebbero!)
angelo d'anna said on 17 luglio 2012
ciao,
scusa se mi intrometto in una tua valutazione che mi incuriosisce:
il fenomeno Renzi come categoria deleteria.
Renzi è del PD; rispetto ad un anno fa è maturato. Non è invasivo; è rispettoso delle prerogative del segretario.Del 14 luglio vede il bicchiere mezzo pieno;aggiungendo solo che gli innovatori dl PD non sono un Alfano usa e getta.
Vorrei capire perchè questo astio nei suoi confronti, perchè credo che tra chi desidera veramente innovare, senza buttare ciò che è utile, è altrettanto utile il chiarimento.
Posso capire?
Grazie.
Pietro said on 17 luglio 2012
Bersani!
Ma come puoi sprorcare così la TUA immagine???
Ricorda: tutto si ricorda, tutto si chiude, tutto si PAGA.
NON siamo mica come il Pdl, noi….
Le cose ce le segnamo.
Filippo Filippini said on 17 luglio 2012
Prima conseguenza: la corrente bindiana d’ora in poi si chiamerà “Democratici, Davvero?”. Si ride (amaro).
Angelo Amoroso d'Aragona said on 17 luglio 2012
Commissione di Garanzia! Autoconvochiamo anche una Commissione per un Regolamento che fissi norme per le convocazioni e il voto. La prima norma è che decide chi c’è! Chi va a casa o non si presenta rinuncia al voto ma non può invalidare una Assemblea facendo mancare il numero legale. E’ la norma in qualsiasi associazione, basta usare la seconda convocazione. Lo dice il codice civile. E così via… e questo Regolamento lo si porta al voto alla prossima Assemblea. Questa intanto deve essere invalidata! Dalla Commissione di garanzia.
Filippo Filippini said on 17 luglio 2012
Hai ragione Angelo ma questa è meta-politica (che andava fatta prima), è tema del prossimo congresso e della prossima legislatura. Le prossime Assemblee prima delle politiche usiamole per non parlare del nostro ombelico (pur importante) con il caveat che non si devono ripetere storiacce come quella descritta molto bene in questo articolo.
Emilio D'Alessio said on 17 luglio 2012
Ottimo Samuele.
Sì, la dispotica conduzione di Rosabinda, ben spalleggiata da Sereni, va neutralizzata con un regolamento dell’assemblea puntuale e non interpretabile a propria convenienza.
Tra l’altro ricordo che la commissione sui diritti fu istituita in una precedente assemblea come contromossa per non votare un OdG sui diritti che presentammo allora.
silbi said on 17 luglio 2012
Bah. Io non so come fate ad avere voglia di giocare ancora a questo assurdo giochino di società (dichiarazioni, relazioni, votazioni all’unanimità o negate, interviste, controinterviste, polemiche, alleanze, distinguo ecc) che diverte tanto i nostri anziani dirigenti.
Io penso proprio che sia ora di uscire fuori e di andare dalla gente a spiegare cosa abbiamo da proporre. E di crearci un nostro strumento per raccogliere il consenso
Andrea Santini said on 17 luglio 2012
Ma si è accorto nessuno che con l’O.D.G. della presidenza è passato il principio dei 15 anni dei parlamentari anzichè riaffarmare il limite dei 3 mandati di legislatura a prescindere dalla durata della stessa?
Baby Shower Thank You Notes said on 15 agosto 2012
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